SIC-ZPS-Rete Natura 2000

NOTE SU VALORI NATURALISTICI TRA PONTE GERALBA E PALU’ DI PESCUL

di Cesare Lasen

A prescindere dalla precisa localizzazione di alcuni siti che insistono lungo il percorso o nelle immediate adiacenze, e sui quali, alcune note risultano da tempo disponibili (Biotopi nel vecchio piano regolatore di San Vito, richiamati nel PTCP fin dalla versione del 1993) e dalla stazione dei Palù di Pescul che conserva elementi floristici e vegetazionali di pregio, il comprensorio interessato dal progetto di collegamento sciistico è caratterizzato da valori naturalistici e paesaggistici tra i più espressivi dell’area dolomitica ed è, per la quasi totalità, compreso nel sito Natura 2000 IT 3230017 “Monte Pelmo-Mondeval-Formin”. Tali valori risultano, inoltre, rafforzati, in questo caso, più che da prestigiose pareti (ma la sola visione del Pelmo resta un valore in sé e ciò è stato riconosciuto consentendo l’inclusione di questo settore nella prestigiosa World Heritage List), da morfologie più dolci legate ai substrati talvolta vulcanici in cui storicamente sono stati ricavati lembi prativi (in parte poi assoggettati a pascolo). La componente paesaggistica è indubbiamente una delle principali attrazioni di quest’area, rimasta fortunatamente al margine rispetto a itinerari tipici del turismo di massa, anche se la morfologia ha comunque favorito lo sviluppo di una sentieristica “minore” che consente oggi di apprezzare e fruire questi luoghi senza creare significativi disturbi alla fauna e alle comunità vegetali che caratterizzano un ecosistema tra i più vari e articolati. Attualmente quest’area rappresenta non solo un “buffer” (tampone) destinato a salvaguardare limitrofe zone di pregio ancora più elevato, ma è essa stessa una componente “centrale” ed asse portante della Rete Ecologica, sia Regionale che Provinciale. In particolare il mosaico e la successione degli habitat, alcuni dei quali di intrinseco pregio floristico e vegetazionale, evidenziano una qualità ambientale e naturalistica rara da riscontrarsi in altri comprensori dolomitici.

Ciò significa che anche prevedendo opportuni accorgimenti, o mitigazioni di vario genere, la sua infrastrutturazione comporterebbe, oltre alle ovvie influenze di natura paesaggistica, una sensibile riduzione della qualità naturalistica, soprattutto incidendo sulla frammentazione degli habitat, creando nuove barriere ed ostacoli alla biopermeabilità (a livello di effetti diretti), senza contare i presumibili effetti indiretti derivanti dall’incremento delle presenze turistiche e delle necessarie opere di manutenzione.

Nello specifico, rilevato che tutta l’area mantiene una vocazione faunistica qualificata per alcune specie che gradiscono ambienti aperti ed aree ecotonali ricche sia di alimenti che di rifugi (il ripristino dello sfalcio tradizionale e la conservazione di prati magri e umidi rappresenterebbe la vera carta vincente e migliorerebbe le già buone qualità naturalistiche), si osserva che i versanti umidi, con prati cespugliati, piccole torbiere di ruscellamento, consorzi di alte erbe meso-igrofile (6430), che sovente formano un reticolo interconnesso, subirebbero, per effetto degli interventi e dei drenaggi, danni irreversibili, destinati a manifestarsi anche nel medio termine. In particolare, il territorio a cavallo fra Pelmo e Rocchette e la varietà di habitat che lo contraddistinguono, sono giustamente noti per la presenza di diverse specie di galliformi alpini, fra i quali si citano: gallo cedrone, gallo forcello, coturnice e francolino di monte. La zona di Ruoibes-Frates, in tutta l’area dolomitica, ha caratteristiche peculiari e, certo, nonostante un recente peggioramento determinato dall’assenza di una gestione attiva con invasione di stadi boscati qualitativamente modesti (con larice e/o abete rosso, nella parte più bassa anche ontano bianco, ma in tal caso trattasi di situazioni più interessanti), rimane di precipuo interesse conservazionistico, con saliceti a Salix caesia, di natura sorgentizia, a Salix mielichhoferi –di lento ruscellamento-, a Salix rosmarinifolia –di terreni torbosi. Alcuni dei salici sunnominati sono specie minacciate inserite in lista rossa a livello nazionale e regionale. A proposito di alnete di ontano bianco (habitat prioritario 91E0*) si sa che un importante nucleo a bassa quota verrebbe sacrificato, come risulta dalle relazioni di progetto. Nel mosaico di habitat che caratterizza l’intero versante si devono rimarcare comunità torbicole (7230, soprattutto), prati magri e umidi (6410), prati più pingui (6520), pascoli magri e nardeti ricchi di specie (6230*) dei substrati acidificati. Più in alto si sviluppano praterie naturali sia dei substrati carbonatici (seslerieti e cariceti ferruginei, 6170) che di quelli vulcanici (knautio-trifoglieti, agrostio-festuceti, 6150), in continua competizione con gli arbusteti climatogeni (rodoreti, soprattutto, ma anche brughiera bassa con empetro-vaccinieto e/o vaccinio-loiseleurieto sui crinali e nelle stazioni esposte). Le spettacolari fioriture primaverili, che poi si susseguono fino in piena estate, rappresentano un’attrazione unica destinata a subire una sensibile riduzione. In teoria potrebbe essere recuperata incentivando lo sfalcio e con accorte misure gestionali. In nessun caso, peraltro, esse potrebbero compensare la frammentazione degli habitat e rigenerare un reticolo idrografico superficiale che rende questi siti così straordinari.

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