Pelmo-Mondeval liberi dagli impianti di risalita!

Questo sito intende raccogliere le espressioni di dissenso verso il progetto di impianti sciistici Cadore-Civetta. A tal fine diffonde le conoscenze culturali e paesaggistiche indispensabili per valutare il senso e le conseguenze di tale progetto sulle aree dolomitiche comprese tra il monte Pelmo, l’area di Mondeval e le zone circostanti e dà la possibilità di firmare la Petizione con la quale cercare di fermare questo ipotizzato scempio.
 

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8 agosto 2013, domenica scorsa si è svolta la giornata CAI-TAM a Mondeval.

Intervista a Maria Grazia Brusegan, ideatrice e coordinatrice del progetto nazionale CAI-TAM 150×150°.

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1 agosto 2013, confermata la giornata del CAI-TAM a Mondeval. Mondeval minacciata. CAI, vivere l’ambiente 2013- 17° ciclo. 150 Casi: Eccellenze e Criticità della Montagna Italiana. Mondeval archeologia minacciata, domenica 4 agosto 2013. Programma della manifestazione

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16 luglio 2013, il CAI e la tutela dell’Ambiente montano – 150 casi – eccellenze e criticità della montagna italiana. Mondeval è una delle mete scelte dal CAI per il suo 150° anniversario.

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25 giugno 2013, alcuni giorni fa l’Amministrazione comunale di San Vito di Cadore ha pubblicato questo nuovo sito: www.cednea.it. Realizzato in collaborazione con le Regole di San Vito e l’Union Ladina d’Oltreciusa, tale sito nasce con lo scopo di divulgare la nascita del CEDNEA (Centro Espositivo e di Documentazione Naturalistica, Etnografica e Archeologica) già dalle fasi di ideazione, ricerca e progettazione. Ciò è reso possibile grazie al materiale prodotto dal gruppo di lavoro incaricato di elaborare il progetto e da quello realizzato negli ultimi anni dalle attività di valorizzazione culturale del territorio che l’Union Ladina d’Oltreciusa ha svolto in questa valle.

video
foto
cartografie
note
progetti
reperti
audioguide
web GIS
Cronache dall’Area Studio, Inteviste, Raccolta dati di superficie
 
 

www.cednea.it

 

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16 luglio 2012 - Prima dell’estate, su richiesta delle Amministrazioni Comunali e delle Regole di San Vito e Borca di Cadore, tra le pagine di questo sito abbiamo aperto la petizione ALLARME BOITE, dove, oltre alla raccolta on-line delle firme, venivano pubblicati una serie di approfondimenti scientifici e aggiornamenti tecnici, normativi e procedurali sul tema “centraline Boite”. Oggi ci inseriamo direttamente nella discussione in corso presentando DOSSIER BOITE. In questa ricerca, che abbiamo condotto durante l’estate in collaborazione con l’Associazione Pescatori Sportivi della Valle del Boite, vengono documentati i manufatti visibili oggi lungo l’asse principale del torrente: dalle sorgenti di Cianpo de Cròsc (Campo della Croce), nel comune di Cortina d’Ampezzo, a Perarolo di Cadore, dove il Boite si immette nel Piave.

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7 luglio 2012 - Dopo l’estate, segui il Videoblog delle ricerche GIS su www.cedna.it

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29 giugno 2012 - GIS (geographic indication system).

Gli archeologi Fabio Cavulli e Francesco Carrer, del Dipartimento di Filosofia, Storia e Beni Culturali dell’Università di Trento, continuano il censimento delle evidenze antropiche (GIS, geographic indication system) di alta quota nell’areale di San Vito di Cadore (BL), iniziato l’estate scorsa. Da lunedì prossimo, infatti, per ben tre settimane, percorreranno in lungo e in largo i circa dieci chilometri, in linea d’aria, degli antichi territori delle Regole di San Vito che si estendono, tutt’oggi, tra la Gusela e il Pelmo. Durante alcune fasi di questo censimento saranno affiancati dal gruppo di lavoro del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione dell’Università di Ferrara, coordinato dalla dott. Federica Fontana. Con questa seconda campagna di ricognizione estensiva e intensiva sul campo termina la fase di rilievo dei dati. Tali dati consentiranno, una volta elaborati e analizzati, l’ampliamento e l’aggiornamento delle diverse tematiche storiche e pro-tostoriche legate a questa terra, prima fra tutte quella del pastoralismo, fornendo così una base conoscitiva e informatica ideale per la progettazione del Nuovo Centro Espositivo Multimediale di Documentazione Naturalistico-Archeologica di San Vito. Il censimento, voluto dall’attuale Amministrazione comunale, è seguito dall’Architetto Andrea De Lotto ed è coordianto da Daniele Lucia, quale Presidente dell’Union Ladina d’Oltreciusa.

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20 maggio 2012ESCURSIONE IN AREA DOLOMITICA (guarda il filmato). Il 15 e il 16 maggio, gli studenti del Corso di Laurea in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale dell’Università di Padova, guidati dalla prof. Benedetta Castiglioni, hanno effettuato, in Cadore, una escursione didattica per raccogliere attorno ad un caso di studio alcuni dei temi trattati nel corso di Geografia dell’Ambiente e del Paesaggio.

Attività e temi svolti: - a Pieve di Cadore: l’insediamento del Centro Cadore, l’industria dell’occhiale, gli impianti idroelettrici; esercizio di lettura del paesaggio - a Rizzios di Calalzo di Cadore: gli insediamenti cadorini tradizionali - trekking al Passo Giau (accompagnati dal geologo Emiliano Oddone che ha parlato di geodiversità e delle ragioni della candidatura UNESCO. Incontro con Mauro De Vido: la valorizzazione e gli usi turistici delle aree all’interno del sito - a San Vito (sede CAI): incontro con il Dott. Cesare Lasen, responsabile della Fondazione Dolomiti Unesco: le attività della Fondazione per la gestione del sito Unesco

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16 aprile 2012Stagione flop: 14 milioni di euro in meno. Minella: «Gli incassi crollano rispetto al’anno scorso e salgono alle stelle le spese per l’innevamento artificiale delle piste». Uno tsunami sulla montagna bellunese. Sono le parole utilizzate da Renzo Minella, presidente regionale dell’Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari), per sintetizzare l’andamento della stagione invernale 2011-2012.

dal Corriere delle Alpi, 13/04/2010

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31 marzo 2012CLUB ALPINO ITALIANO, Gruppo Regionale Veneto: osservazioni al Piano Regionale Neve (articolo 7 della legge regionale 21 novembre, n.21. Adozione). Queste osservazioni sono state inviate alla Regione Veneto il 22 gennaio 2010

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10 marzo 2012Proposte per il miglioramento del P.A.T. (Piano di Assetto del Territorio) del Comune di San Vito di Cadore, elaborate dal gruppo Pelmo-Mondeval.

NOTE AL PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO: DOCUMENTO PRELIMINARE (artt. 3, 5, e 15 LR 11/2004) E RAPPORTO AMBIENTALE PRELIMINARE

L’adozione di un nuovo strumento di gestione del territorio deve servire ad orientare in un modo diverso il passaggio non ancora del tutto concluso di San Vito da una società agro-silvo-pastorale storica a una società di montagna moderna compiuta in tutti i suoi aspetti. Ovvero deve contribuire a far convivere la complessità e la pluralità delle risorse sociali, economiche e culturali-paesaggistiche oggi riconosciute come essenziali. Negli ultimi decenni, infatti, questo passaggio è stato gestito da un sistema di sfruttamento dei suoli che, concentrando la sua azione nelle aree residenziali del fondovalle e procedendo con una violenza inarrestabile in un’unica direzione, ha inserito genericità all’interno di un sistema insediativo tipico della regione dolomitica e ha ignorato l’esistenza di un paesaggio culturale vasto e di elevato interesse. Questo epocale passaggio ha così assunto una valenza negativa e ha portato, in generale, a una cruda e netta separazione nel rapporto tra l’uomo e la preponderante geomorfologia nella quale è immerso e, di conseguenza, la sua storia, che su questo rapporto si basava.

Perché questo passaggio possa essere corretto è allora assolutamente prioritario che il PAT prenda atto che il sistema insediativo storico complessivo della valle non può più essere un punto di riferimento, in quanto già irrimediabilmente compromesso, e che la realtà d’oggi si configura nella divisione netta dei suoi spazi: il fondovalle abitato, composto da un’artificialità totale, compatta e ininterrotta, e i restanti 9/10 del suo territorio, occupati da boschi sui versanti, praterie sulle alte quote e rocce. Su questo “stato delle cose”, il Piano di Assetto del Territorio deve poi individuare, senza riproporre contraddizioni o mezze misure che perpetuano ambiguità, ciò che regola oggi il rapporto tra queste due realtà diverse e opposte; deve cioè identificare, per ciascuna di esse, obiettivi, capacità, competenze e sensibilità diverse e coerenti, al fine di valorizzare quella complessità/pluralità accennata all’inizio ed evitare che gli errori del passato si espandano a tutto lo spazio, compromettendo la possibilità di recuperare e sviluppare, finalmente con criteri consoni al periodo storico e all’ambiente in cui ci troviamo, ciò che di specifico resta ancora all’esterno del centro abitato. Per esempio – sempre restando, vista la sede, su temi generali – facendo molta attenzione a non introdurre in maniera indifferenziata anche all’esterno del fondovalle soluzioni che richiedono metodi di sfruttamento della montagna legati all’uso di tecnologie materiali pesanti e impattanti, utili in passato, ma totalmente inadatte ad agire oggi in un ambiente naturale divenuto fragile di fronte all’uso di massa dei suoi spazi; e piuttosto concentrandosi, nei territori esterni al paese, verso la promozione e la realizzazione di uno sviluppo sostenibile e durevole sostanzialmente indirizzato al rispetto delle risorse naturali, alla tutela del paesaggio rurale montano e delle aree di importanza naturalistica e, di conseguenza, anche di valorizzazione delle identità storico-culturali. Insomma, verso un’economia, a medio/lungo termine, basata sull’uso prevalente di sistemi tecnico-culturali immateriali puliti, gli unici in grado oggi di affrontare i delicati meccanismi della natura e dotati, tra l’altro, di un elevato potenziale di sviluppo favorevole a questi scopi.

Il testo proposto dall’Amministrazione comunale, invece, pur riportando, accanto a una serie di frasi preliminari astruse, l’elenco di tematiche culturali, sociali ed economiche note, spesso ovvie, ma del tutto condivisibili, mantiene, addirittura tra le righe destinate ad individuare le politiche di sviluppo sostenibile (pag. 26), l’utilizzo del Piano Neve (anche se accompagnato dall’ambigua precisazione “…Previa revisione…”), con le sue devastanti e anacronistiche conseguenze. È una scelta incomprensibile e inaccettabile per le seguenti ragioni:

  • Riproporre il Piano Neve nel PAT equivale a non scegliere! Questa non-scelta scarica, di fatto, sulle spalle dei cittadini di San Vito il compito di decidere se adottare o no, su queste terre, criteri di sostenibilità ambientali reali e competenti. È evidente che ciò avverrà solo attraverso una lunga serie di compromessi e conflitti sociali prolungati nel tempo, che non garantiscono affatto soluzioni democratiche e all’altezza, in termini di qualità, delle aspettative.
  • Gli strumenti di pianificazione territoriale sovraordinata PTCP e PTRC hanno già definito in modo chiaro ed inequivocabile la vocazione delle aeree “esterne” al fondovalle di San Vito di Cadore. L’introduzione del Piano Neve nel PAT contraddice quindi sia l’intero impianto del Piano, sia gli strumenti di pianificazione che, a varie scale, organizzano e indirizzano il territorio all’interno del quale San Vito si inserisce. Questi strumenti nascono da un’analisi articolata, anche se non conclusa (vanno definiti, ma non sono i soli approfondimenti mancanti in ambito geologico, naturalistico e archeologico, i piani di gestione di dette aree insieme agli altri Comuni o enti territorialmente competenti), elaborata negli ultimi decenni circa i valori storico-ambientali ritrovabili nell’area in discussione, e danno vita a un stretta maglia di conoscenze che ricopre pressoché tutta l’area. Tralasciando in questa sede le non secondarie criticità che questa scelta aprirebbe su quei territori, dovute ai noti problemi di approvigionamento idrico e di sicurezza valanghiva, risulterebbe veramente ridicolo che l’ultimo anello mancante, quello locale, teoricamente il più interessato alle “cose di casa”, ignorasse l’intero sistema di tutele/valori esistente proponendo di sconquassare tutto introducendo elementi totalmente estranei all’indirizzo che, da alcuni decenni, gli è stato dato dalla pianificazione sovraterritoriale; illudendosi di ottenere, magari proponendo “piani economici strategici” che per la loro attuazione richiedono mirabili soluzioni progettuali capaci di “sfruttare” i pochi  “buchi vuoti” di questa rete, “la botte piena e la moglie ubriaca”.
  • La durata del PAT è decennale. Non ha alcun senso quindi, visto il parere contrario espresso più volte su questo tema negli ultimi cinquant’anni dalla comunità locale, inserirlo in questa tornata. Simili prese di posizione della comunità locale non possono avere valore transitorio, anche perché svilirebbero completamente il ruolo di chi le ha sostenute. Tali scelte determinano, in una società sana e corretta, decisioni la cui durata ha valore temporale quantificabile, come minimo, a medio termine/lungo termine, oltre a contribuire a formare quella fondamentale componente della complessità moderna che è la profondità storica.
  • Il territorio geografico del Comune di San Vito di Cadore possiede una particolarità unica e rara; rientra per i 9/10 in zone SIC o ZPS – ambito per l’istituzione del parco-riserva naturale regionale SIC IT3230017 MONTE PELMO MONDEVAL FORMIN – ambito per l’istituzione del parco-riserva naturale regionale ZPS IT3230081 ANTELAO MARMAROLE SORAPIS. Se San Vito decide di non proteggere quelli che universalmente vengono riconosciuti come alcuni tra i più affascinanti paesaggi delle Dolomiti significa che i beni culturali e paesaggistici italiani possono essere alterati per ragioni di solo mercato e che quindi, da quel momento, sono tutti a rischio. L’utilizzo del territorio non deve intaccare l’integrità del capitale natura, ma deve sfruttare gli interessi che esso genera.
  • Decidere che l’applicazione rigorosa di uno sfruttamento sostenibile a quelli che universalmente vengono riconosciuti come alcuni tra i più affascinanti paesaggi delle Dolomiti non interessa alla comunità, significa anche dire che una parte della sua popolazione, che su questi temi, prioritari oggi su tutto il Pianeta, si sta formando, resterà esclusa, e quindi, di fatto, espulsa, dal processo di trasformazione del paese, per lasciare spazio, ancora una volta, a criteri e interessi obsoleti e corporativistici.
  • Il Piano di Assetto del Territorio – Rapporto Ambientale Preliminare, nel paragrafo dedicato al Paesaggio e ai Beni Culturali (pag. 43) indica la “… carenza di studi…” riguardanti l’analisi del paesaggio a livello locale come un problema da risolvere per redigere adeguatamente la Carta della Trasformabilità, sulla base dei principi fondanti la Convenzione Europea del Paesaggio; facciamo tuttavia notare che la stessa Amministrazione Comunale attuale sta realizzando un censimento analitico georeferenziato delle tracce antropiche presenti sulle praterie storiche di questo territorio. Nonostante tutto ciò il PAT non fa riferimento a queste ricerche in corso, benché i loro risultati siano indispensabili per completare quella rete di conoscenze più volte accennata e poter quindi capire come impostare al meglio lo sviluppo sostenibile di questa parte del territorio comunale.

Per tutti i motivi sopra elencati, ci sembra opportuno chiedere la sospensione dell’iter di elaborazione del PAT in attesa della realizzazione e della conclusione delle ricerche sopracitate e l’eliminazione del Piano Neve dal PAT.

il gruppo Pelmo-Mondeval

P.A.T. – Piano di Assetto del Territorio Comunale di San Vito di Cadore

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26 agosto 2011 -Fondazione Dolomiti UNESCO. Si deve cambiare passo, investire nella società e condividere le scelte. Comunicato stampa di mountainwilderness Italia.

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2 agosto 2011 - DI CHI SONO LE ALPI? Convegno internazionale sulla montagna, 22-24 settembre 2011, Alleghe (Belluno, IT), Comunità Montana Agordina


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31 luglio 2011Messner avvisa i bellunesi: «Non svendete queste case rappresentano un tesoro»

L’ex alpinista a ruota libera sul futuro della montagna. «Servono più turisti, però maggiormente consapevoli»

di Francesco Dal Mas CIBIANA. «Cari bellunesi, non vendete le vostre case in montagna. Rappresentano un tesoro, come i masi in Alto Adige. Le seconde case sono la negazione dello sviluppo». Reinhold Messner sale sul Rite per la festa delle Dolomiti, che coincide con quella dei murales, a Cibiana. Lo accompagnano Matteo Toscani, vicepresidente del consiglio regionale, il sindaco Zandanel e numerosi assessori comunali, l’ex sindaco Guido De Zordo. Subito s’interessa del monte Pizzocco, «perché è sacro e sto indagando tutte le montagne sacre del mondo». La montagna di che cosa ha oggi più bisogno? La crisi è nera, quest’ estate.

«La montagna ha bisogno di un rallentamento delle molteplici attività che vi si svolgono, per ripensarle. Ha bisogno di tranquillità e silenzio». Di meno turisti, quindi? «No, di più turisti, ma più consapevoli». Quelli delle seconde case non lo sono? «Il futuro della montagna sta nel maso, che coniuga bene agricoltura e turismo». Ma qui non c’è il maso. «Avete però le case. Ma non vendetele; anzi, non svendetele. Tra i 500 ed i 2 mila metri c’è una montagna abbandonata, da recuperare coi residenti che fanno insieme i contadini e gli operatori turistici». Si dice, bisogna innovarsi. Avanti con l’elicottero? «No, l’elicottero in montagna proprio no. Se non per le emergenze. I Comuni ne proibiscano il sorvolo». E le autostrade? «Nemmeno, salvo il prolungamento dell’A27». Fino a dove? «Non certo fino a Dobbiaco. Nemmeno fino a Cortina. Basta arrivare a Macchietto, o poco sopra. Non importa se il presidente Zaia si piglia la maglia nera da Legambiente. I chiacchieroni… lasciamoli chiacchierare beati».

Quelli che lei chiama i “chiacchieroni” stanno protestando oggi contro la terrazza in cima alla Marmolada per i disabili. «No, è un di più, inutile, che non si deve fare. I disabili hanno tutto il diritto di arrivare in cima. Ma c’è la funivia. Su queste vostre montagne non c’è bisogno di nessun altro impianto. Dovete opporvi a qualsiasi progetto. A meno che non siano di utilità ed intelligenti come quelli dell’avvicinamento autostradale. Ma sapete quanto risparmiate in CO2 senza le code di auto che attraversano il Cadore?». Un altro progetto ad hoc? «Il ponte di Cibiana, al momento più urgente ancora della funivia. E se lo dico io…». Veniamo ai passi: vanno chiusi alle auto? «Sì, secondo determinati orari. Ed è bene che si cominci con la sperimentazione intorno al Sella. Alla luce di questa esperienza si agirà altrove. Io vedrei le strade delle Dolomiti utilizzate ad ore per le auto, le moto, chi va a piedi, chi in bicicletta. Per la verità le moto stanno diventando troppo pericolose. E se proprio non vogliamo vietarne il passaggio, almeno adottiamo un codice di comportamento più stringente». La Fondazione per le Dolomiti patrimonio Unesco? «C’è troppa burocrazia. E. in ogni caso, basta chiamare quassù tutti i turisti del mondo. Non siamo Disneyland…».

Corriere delle Alpi, 31 luglio 2011

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11 luglio 2011PROGETTARE IL FUTURO A SAN VITO. Un film di Valentina Porcellana e Fabrizio Trematore (1:08:52), realizzato in occasione del 47° Corso di Cultura in Ecologia, a cura del Centro Studi di Cultura Alpina,  6-8 giugno 2011, San Vito di Cadore (BL).

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9 giugno 2011 - ATTI DEL 47° CORSO, 2011, Sviluppo socio-economico delle Alpi nel terzo millennio: una minaccia per le risorse naturali? (versione .pdf, 7 Mb)

A CURA DI
Vinicio Carraro e Tommaso Anfodillo
DIRETTORE DEL CORSO
Tommaso Anfodillo
ENTI PATROCINATORI
Provincia di Belluno, Comunità Montana Valle del Boite, Comune di San Vito di Cadore
IN COLLABORAZIONE CON
Fondazione G. Angelini, Centro Studi sulla Montagna

 
SOMMARIO DEGLI ATTI
CITTÀ E MONTAGNA: L’UNICO TURISMO POSSIBILE
Enrico Camanni
DOLOMITI PATRIMONIO DELL’UMANITÀ:
LA DIFFICILE STRADA DI UNA CANDIDATURA
Franco Viola
OLTRE LE ALPI…
BIODIVERSITY CONSERVATION AND ECOSYSTEM SERVICES OF TROPICAL
MONTANE REGIONS OF COSTA RICA: A NEW CONSERVATION PARADIGM
Fabrice De Clerck
WINTER TOURISM AND CLIMATE CHANGE:
IMPACTS ON ALPINE VEGETATION AND RESOURCE USE
Christian Rixen
SKIING AND ALPINE VEGETATION
Christian Rixen
L’ECONOMIA AGRO-SILVO-PASTORALE DELLA MONTAGNA ALPINA TRA
CONSERVAZIONE DELLE RISORSE NATURALI ED ABBANDONO: QUALI MODELLI DI
SVILUPPO E QUALI OPPORTUNITÀ?
Paola Gatto
LE TRASFORMAZIONI TERRITORIALI NELL’EVOLUZIONE SOCIO ECONOMICA DEI
TERRITORI MONTANI: RISCHI ED OPPORTUNITÀ
Diego Cason
ATTIVITÀ ZOOTECNICHE ED INTEGRAZIONE TURISTICA SULLE ALPI
Luca Battaglini
LE PROPRIETÀ COLLETTIVE DELL’ARCO ALPINO:
UN ESEMPIO DI GESTIONE EFFICIENTE DELLE RISORSE NATURALI
Elisa Tomasella
IL TURISMO SOSTENIBILE NELLE ALPI E IL RUOLO DEI PARCHI
Claudio Ferrari
A SPATIAL AGENT-BASED MODEL TO EXPLORE SCENARIOS OF ADAPTATION TO
CLIMATE CHANGE IN AN ALPINE TOURISM DESTINATION
Stefani Balbi, Pascal Perez, Carlo Giupponi

 

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22 maggio 2011 – L’assemblea straordinaria della Regola Generale o Granda, chiamata ad esprimere il proprio parere in merito alla disponibilità del territotio regoliero richiesto dall’Amministraziione comunale per la creazione del Nuovo Comprensorio Sciistico Cadore-Civetta, si è così espressa:

Iscritti alla Regola 302

Presenti 247

No 122

Si 117

Astenuti 8

Per deliberare favorevolmente era richiesto il voto positivo del 75% dei presenti.

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16 maggio 2011, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PADOVA, CENTRO STUDI AMBIENTE ALPINO Luciano Susmel, San Vito di Cadore. 47° Corso di Cultura in Ecologia 6-8 giugno 2011. Sviluppo socio-economico delle Alpi nel terzo millennio: una minaccia per le risorse naturali? Informazioni e iscrizioni online.

Quest’anno il tema del Corso di Cultura in Ecologia è incentrato su come poter garantire lo sviluppo socio-economico cercando di preservare la ricchezza di patrimonio naturalistico che caratterizza tutte le aree alpine.
E’ noto che in molti casi lo sviluppo socio-economico è transitato attraverso un significativo consumo di risorse naturali (basti pensare al notevole sviluppo urbanistico delle cosiddette “seconde case” nei decenni passati) che non ha portato ad un miglioramento sensibile delle condizioni economiche dei residenti in montagna.
E’ importante, quindi, cercare di trovare nuove soluzioni di sviluppo che garantiscano una remunerazione maggiore alle popolazioni di montagna senza portare ad un deterioramento del prezioso capitale di “natura” che ancora è presente nelle zone alpine.
Il Corso vuole riunire esperti di diverse discipline (economisti, ecologi, sociologi, antropologi) in grado di proporre e di presentare casi studio ed esperienze efficaci di possibili strategie di sviluppo in aree di montagna. (testo estratto dal programma del corso)

PROGRAMMA DEL CORSO

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6 maggio 2011Alla vigilia del decisivo voto che le Regole esprimeranno sul nuovo progetto di collegamento sciistico intervallivo, il gruppo di lavoro che gestisce questo sito ha protocollato, presso il comune di San Vito, la richiesta ufficiale di archiviazione del progetto Cadore-Civetta. A sostegno di tale invito, sono stati integralmente allegati tutti i contributi scientifici, culturali e i commenti giunti sino al 29 aprile 2011.

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5 maggio 2011 - Mountain Wilderness Italia. Dolomiti UNESCO: informazione e partecipazione. Le carenze delle Fondazione. Si investe nel modello basato sul consumo del territorio.

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3 aprile 2011, presso la sede delle Regole di San Vito di Cadore in via Annibale De Lotto 19, si è svolta l’assemblea straordinaria per rispondere alla domanda del Comune di San Vito di Cadore in merito alla disponibilità dei propri terreni per il collegamento Valboite Valfiorentina da parte della Regola di Chiapuzza e Costa. Tale Regola è coinvolta per il 3% nel progetto, ma regolieri che la compongono sono comproprietari a mani riunite secondo il diritto germanico della Regola Generale, anch’essa coinvolta ed interessata al progetto. Si aggiunge inoltre che i proprietari privati nell area Pras de Izhe, area anch’essa coinvolta nel progetto, sono in massima parte regolieri di Chiapzza e Costa. Ne segue che tale NO ha un peso molto maggiore del relativo 3 % della Regola di Chiapuzza. un no quindi che può valere come 3 NO.

L’assemblea ha visto un alto numero di partecipanti (81 %), segno che l’argomento era molto sentito.
Dati finali della votazione, definibile come plebiscitaria:
Regolieri iscritti all’anagrafe di Chiapuzza e Costa n° 79
Regolieri presenti all’assemblea n° 64, di cui 22 deleghe.
Voti a favore n° 16
Voti contrari n° 46
Astenuti n° 2
Per passare, ovvero per concedere la disponibilità dei terreni, c’era bisogno del voto favorevole del 75% dei regolieri. I sedici voti favorevoli rappresentano solo il 25%
Risultato finale: la Regola di Chiapuzza e Costa non da la disponibilità dei terreni per il progetto Cadore-Civetta.

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29 marzo 2011 – Comunicato sezione CAI San Vito di Cadore

Il Consiglio Direttivo del Club Alpino Italiano Sezione di San Vito di Cadore, ha esaminato e discusso il progetto di collegamento sciistico Cadore-Civetta al fine di esprimere una propria posizione in merito.

Al termine della discussione, dopo un ampio confronto di posizioni non del tutto univoche e in alcuni casi divergenti, si è ritenuto di condividere una generale indicazione di contrarietà  al progetto motivata dal ruolo e dalla storia del sodalizio CAI, come stabilito nel suo statuto,  la cui principale e storica funzione è quella di difendere la naturalità dell’ambiente montano.

Resta inteso che questa posizione lascia assoluta e completa libertà di pensiero ai soci e simpatizzanti.

Anche nel corso dell’assemblea annuale, svoltasi il giorno 26 marzo scorso, è stato trattato l’argomento confermando la posizione precedentemente assunta dal direttivo sezionale.

Il Presidente della Sezione

Renato Belli

CLUB ALPINO ITALIANO

SEZIONE DI SAN VITO DI CADORE, Corso Italia n. 92/94, 32046 San Vito di Cadore

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13 marzo 2011, mentre sotto il Pelmo si svolgeva la Manifestazione organizzata da Mountain Wilderness a sostegno del movimento di opposizione al progetto Cadore-Civetta, la petizione aperta su questo sito superava le 2000 firme!

Il Gruppo di Lavoro di San Vito di Cadore che cura il sito “Pelmo-Mondeval liberi dagli impianti” ringrazia tutti in un virtuale abbraccio. Un numero così alto di firme ci sostiene e ci determina sempre più a proseguire nell’obiettivo di fermare questo progetto di collegamento sciistico, che costituisce un grave danno ambientale, economico, culturale  e  sociale per le Alpi, le Dolomiti, per San Vito, per i suoi abitanti e per tutti voi che apprezzate questa natura ancora incontaminata. Grazie di cuore. Il Gruppo di Lavoro.

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QUASI 200 CITTADINI contro il collegamento sciistico San Vito- Monte Civetta. Nonostante la nevicata, domenica 13 marzo incredibile sostegno alla manifestazione promossa da Mountain Wilderness.

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Mountain Wilderness: osservazioni preliminari allo Studio di fattibilità del nuovo comprensorio sciistico Cadore – Civetta della società Impianti SCOTER S.R.L. Proposta di riconversione territoriale.

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VENGONO PUBBLICATI SOLO COMMENTI FIRMATI CON NOME E COGNOME

214 Commenti su Pelmo-Mondeval liberi dagli impianti di risalita!

  1. adolfo barile ha scritto:

    E SE GESU’….

    E se Gesù in questi giorni fosse qui a San Vito a patire con noi tutte le incertezze che si alternano nelle nostre menti: la casa di riposo, l’asilo nido, lo spettro della ripresa della speculazione edilizia, i soldi facili ricavati dalla vendita di terre e di mattoni,i giovani sbandati verso percorsi in discesa……..;ebbene tu Gesù che cosa faresti al nostro posto?
    Quante questioni e chi le risolve? Non puoi darci una mano per aiutarci a prendere le decisioni più urgenti e più importanti?
    Ma Tu taci o ci dici qualcosa? Parla! Io ti ascolto :
    “Vedendo la folla, Gesù salì sul monte. Si mise a sedere e i suoi discepoli gli furono intorno. Egli prese a parlare e li ammaestrava (Mt 5,1-2)”
    “…..e se ti ricordi che il fratello ha qualcosa contro di te, lascia l’offerta lì sull’altare e corri prima a riconciliarti con il tuo fratello (Mt 5,23-24)”
    “Non accumulate tesori sulla terra, dove tignole e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano, ….(Mt 6,19)”
    “Non chi mi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma solo chi fa la volontà del Padre……Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica è come l’uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia……..(Mt 7,24-29)”
    “Io non posso far nulla da me stesso, giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perchè non cerco la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato (Gv 5,30)”
    “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà quanto vi ho detto.
    Vi lascio la mia pece, vi dò la mia Pace (Gv 14,26-27)”.
    Forse ho capito : dobbiamo incontrarci noi tutti che la pensiamo in modi diversi ed ascoltare le ragioni degli altri,capirne le motivazioni, vederne le conseguenze, approfondire alcuni aspetti poco chiari, considerare le risorse necessarie per attuare questi programmi.
    E’ importante risolvere alcuni problemi tecnici, ma ancora più significativo è discutere fra di noi, attuare una convivenza sociale che di per sè determina la qualità della vita.
    Bisogna fare uno sforzo continuo per ricercare quel bene che essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune perchè indivisibile e perchè soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro.
    Bisogna cercare e realizzare la collaborazione fra tutte le forze, occorre che ognuno impari a ragionare come se fosse nei panni dell’altro, bisogna che i più favoriti si dispongano a rinunziare a certi loro diritti per mettere con più liberalità i propri beni a servizio degli altri.

    Adolfo Barile

  2. Alessandro Federici ha scritto:

    La tutela del patrimonio naturalistico, che appartiene a tutti,
    viene sempre all’ultimo posto.
    Prima ci sono sempre gli interessi dei pochi

    • bruno menego ha scritto:

      Hai proprio ragione Alessandro,se per interesse di pochi intendi quei quattro gatti che vivono ancora qua,ma non preoccuparti ancora qualche decennio cosi e di residenti non ce ne saranno più!!Grazie a tutti i cittadini e le associazioni che ci tutelano ma vorrei ricordarti che se questi territori sono arrivati a noi incontaminati è solo grazie a noi che gli abbiamo sempre gestiti.Uno scrittore di montagna ha scritto”Se non c’è l’uomo che guarda,ADOPERA,contempla,stima,apprezza,il mondo potrebbe benissimo scomparire.”

      • Piermario Fop ha scritto:

        Quello che dici è vero ma gli uomini di montagna non sono più gli stessi ed il loro modo di ADOPERARLA si è globalizzato grazie ai media ed è sempre più simile ad uno sfruttamento dissennato con l’illusione “del tutto subito e sempre di più”, la logica del consumismo! Anche del territorio”.

  3. Piermario Fop ha scritto:

    Credo sia importante condividere il no perchè non vengano realizzate “autostrade” anche tra il Pelmo ed il Civetta.
    Il partito della distruzione e degli affari privati e cechi non si stanca mai di produrre idee balorde mascherandole da progetti di sviluppo per tutti.

  4. Carlo Fantino ha scritto:

    Ma c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di tirare in ballo le Regole?E dov’erano le Regole in tutti questi anni, quando bisognava pulire e sfalciare i prati ed i pendii, rendere agibili i sentieri, tenere in ordine il territorio? Le Regole hanno fatto sentire la loro voce solo quando si trattava di decidere quale bosco tagliare, quale legname vendere e da dove ricavare un qualche profitto, infischiandosene della montagna, del territorio, della popolazione, del turismo… ma vergognatevi….

    • Piero Menegus ha scritto:

      le Regole esistono da sempre per fortuna, il territorio è rimasto intatto nei secoli per solo merito dei regolieri che nei secoli hanno saputo conservarlo con impegno, non è concesso a nessuno criticarle, anche se a qualcuno possono dare fastidio da sempre esistono e per sempre esisteranno

      • Carlo Fantino ha scritto:

        Spiacente, ma le critiche sono sempre concesse!

        • Carlo Fantino ha scritto:

          Il compito delle Regole, secondo il Loro statuto, è si di conservare come dice Lei, ma anche di PROVVEDERE ALLO SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO delle aree in gestione…. e allora?

        • Piero Menegus ha scritto:

          le critiche non sono concesse a chi non conosce la storia dei nostri territori

          • Luigi Casanova ha scritto:

            Lei non sa niente e si occupi di casa sua.
            Caro piero, ognuno di noi sa qualcosa: legga la storia di CIPRA e di Mountain Wilderness sulle motoslitte e si accorgerà che per regolamentarne l’uso avevamo anche preparato una modifica del codice della strada in Parlamento. la lobby dei politici ha bloccato tutto: destra e sinistra unite.
            Si occupi di casa sua, Lei inveisce! Certo che mi occupo di casa mia: Casa mia è il pianeta terra, casa mia sono le Dolomiti, casa mia è il cadore come la valle di Fiemme. Per

  5. Piero Menegus ha scritto:

    Dove erano gli ambietalisti quando qualcuno si opponeva all’uso delle motoslitte sul territorio ?

    San Vito
    No alle motoslitte, no all’uso e all’apertura delle strade forestali. Il presidente delle Regole, Piero Menegus ,vede la questione in modo diverso rispetto «ai politici che insistono sull’ uso che si fa e che si vorrà fare del mezzo a motore e che molto probabilmente, così facendo, dimostrano di essere attenti solo alle esigenze di qualcuno», puntualizza Menegus. Non è favorevole all’apertura delle strade forestali a chicchessia anche perché si è preso la briga di andare a leggere quanto riportato in materia su Internet ed ha visto che nelle varie regioni montane d’Italia dove vige un’ordinanza tipo la 14/92 del Veneto, le motoslitte sono vietate. Addirittura in qualche regione hanno inserito anche il divieto di passaggio ai Quad. Allora: «Aprire alle motoslitte sì, ma solo in caso di stretta necessità e per servizio, per esigenze proprie di chi usa i mezzi antincendio, o all’Enel per i tralicci, e alle riserve di caccia che devono portare il mangime alla selvaggina». Per questo tipo di esigenze, intravvede un adeguato uso delle motoslitte, ma non per altro: «In alcuni parchi,leggo, sono autorizzate le motoslitte solo a chi dispone di una particolare licenza, una sorta di permesso abbastanza simile a quello di cui dispongono i servizi navette di collegamento di luoghi altrimenti inaccessibili. Usare le motoslitte non significa proprio come qualcuno asserisce, godere del territorio che va invece tutelato. Meglio andare a piedi. Il territorio va conservato e di questo bisognerebbe ringraziare proprio le Regole.

  6. Alessandro Gentile ha scritto:

    Epicuro ha detto che non bisogna fare violenza alla natura, ma persuaderla. Questa sarebbe una violenza terribile.

  7. Piero Menegus ha scritto:

    La gente di montagna ha la necessità di fatti concreti, la politica sarà credibile solamente quando farà proposte realistiche a sostegno dei giovani alla ricerca di un occupazione che non trovano e sono costretti a emigrare, mentre i meno giovani sono costretti a sacrifici e umiliazioni vedendosi chiudere ripetutamente le porte in faccia. Se è vero che la politica la facciamo tutti esprimendo le nostre opinioni, sarebbe bene che chi con la politica ci mangia a prescindere dalle ideologie abbia la decenza di essere a sostegno della montagna e soprattutto di chi ci vive da sempre, e non solo con proclami ma con fatti reali.

  8. Piero Menegus ha scritto:

    E’ successo quello che si poteva immaginare e che sarebbe stato bene non accadesse, la politica dei proclami si è intromessa nelle scelte che i cittadini interessati dal passaggio degli impianti sciistici in maniera limpida, anche se su opposizioni opposte fanno con pieno diritto di opinione.
    Il territorio appartiene ai cittadini e non è giusto usare la politica che come sempre, a prescindere da qual si voglia schieramento, dove ci mette il naso fa solamente pasticci. Saranno solo ed esclusivamente i legittimi proprietari, ovvero i privati e le Regole a decidere se il collegamento sciistico si farà o meno come è giusto che sia.

    • Luigi Casanova ha scritto:

      Caro Piero,
      i tanti che hanno organizzato la manifestazione non hanno chiamato la politica intesa come partitica. Hanno chiamato i cittadini, quindi associazioni e perchè no, rappresnetanti di partito che si espongono in piena trasparenza.
      Quando si affronta una questione sociale così complessa, sia chi è a favore di questi impianti che chi, sempre più convinto, è contro, è ovvio, fa politica. Ciò sceglie, riflette, intraprende strade collettive e costruisce rapporti con le itituzioni. Quindi, noi tutti facciamo politica, seria, onesta, trasparente come questo sito. Come l’ha fatta lei nell’esprimere la sua opinione.
      Luigi Casanova

  9. Romano Masè ha scritto:

    Le montagne vanno rispettate. E’ doveroso per noi e per i nostri figli.
    Fermiamo queste iniziative che ci conducono su una strada disastrosa e senza ritorno.

  10. Carlo Zucchi ha scritto:

    Basta !!! Ne ho le scatole piene di abitare in questo paese (con la p minuscola) di mediocri e squallidi palazzinari !!!

  11. Luca Andreoli ha scritto:

    Da anni frequento quelle valli e trovo che la situazione attuale sia già abbastanza compromessa.
    L’ambiente naturale mal sopporta la mano dell’uomo, prettamente legata ad un utilizzo del territorio che spesso supera la capacità stessa del territorio di sopportarlo (o supportarlo).
    Le nostre montagne, tutte, hanno oggi una situazione non “naturale”, nel senso che l’azione dell’uomo nel corso di secoli di presenza, ha portato radicali cambiamenti.
    Dovrebbe far riflettere il fatto che tempo fa c’era un ecosistema molto più complesso – il dato significativo è che la maggior complessità lo rende più stabile – traducibile con l’avvistamento di varie specie che oggi si stanno relegando in aree sempre più remote: quando arriveremo a quelle aree, di quelle specie non ci sarà più traccia.
    Riassumere argomenti così complessi con poche parole è impossibile e spero mi si perdonino alcune semplificazioni.
    In conclusione: non credo che degli impianti sciistici siano necessari, sia per l’ambiente sia perchè al momento non portano quel reddito che “dovrebbe aiutare l’economia locale”
    Si studino delle alternative ecosostenibili: dopo anni di lavoro e di investimenti, si sta costruendo una coscienza ambientale colletiva che deve essere supportata, localmente, da una proposta composita. In quelle zone non c’è grande bisogno di inventarsi qualcosa, visto che i motivi di interesse ci sono: basta valorizzarli.
    Se qualcuno vuole respirare aria pulita e vedere peasaggi mozzafiato, funivie che portano fino alla cima delle montagne, ci sono già: consiglio, per chi può, scarponi e tanta fatica. Garantisco che migliorano il respiro e mozzano il fiato, ma le soddisfazioni superano qualsiasi aspettativa.

  12. Tiziano Abbà ha scritto:

    No, no e poi no!

  13. Partito Comunista dei Lavoratori - Belluno ha scritto:

    Il Partito Comunista dei Lavoratori – sezione di Belluno vuole anch’egli denunciare l’ennesima speculazione ambientale a danno non solo della popolazione bellunese, ma dell’intera umanità. Questa volta l’area da difendere e salvaguardare dalle grinfie degli “affaristi” si trova in mezzo alle nostre meravigliose Dolomiti. Il progetto in questione riguarda la costruzione di un nuovo comprensorio sciistico Cadore – Civetta (dalla Val Boite alla Val Fiorentina): 8 nuovi impianti (12km), 16 piste da sci (27km), 4 ski-bar, 4 ristoranti-rifugi, 3 vasche di accumulo acqua, 20km di strade per l’accesso agli impianti, parcheggi e magazzini interrati.
    Applaudiamo Mountain Wilderness che per prima ha intrapreso questa opera di denuncia e opposizione; anche noi porteremo avanti, con le nostre forze, una lotta, sicuramente necessaria, per fermare questo progetto.
    Questa battaglia è collegata ad altre questioni molto importanti che riguardano la nostra provincia, che hanno come soggetto l’ambiente ed il turismo. Nell’analizzare in modo completo il nostro particolare territorio montano, dal punto di vista delle innumerevoli problematicità e delle possibili soluzioni-rimedi, si deve evidenziare che vivendo in un sistema economico capitalistico siamo servi di una certa logica, altamente nociva. Questa logica costringe un territorio, dove il turismo rappresenta una grosso settore di attività, a sfruttare, a vendere, a massacrare le bellezze naturali e l’ambiente per poter vivere, o sopravvivere.
    La nostra provincia, soprattutto la parte di alta montagna soffre di gravi carenze; è in corso un vero e proprio spopolamento. Mancano servizi per la salute, servizi per gli anziani, asili, scuole, mobilità, lavoro. Il turismo di massa non può e non dev’essere la via per gli introiti economici (nelle mani della classe borghese). Così facendo si distruggono solo le meraviglie ambientali. Ma si sa, per i potenti il profitto viene prima di tutto, per noi no!
    Quindi nel caso della realizzazione del nuovo comprensorio sciistico non siamo tanto contrari perché ci sarebbero dubbi su rientri economici e su altre questioni tecniche, ma siamo contrari perché andrebbero danneggiati paesaggi particolari ed unici, perché verrebbero ancora una volta svuotati canali d’acqua per l’innevamento artificiale delle piste, perché la fauna, la flora e gli habitat di pregio sarebbero seriamente minacciati, e perché il nostro territorio non ha di certo bisogno di altri impianti sciistici, sport che semplici lavoratori possono permetterselo veramente occasionalmente.
    Il nostro territorio ha bisogno di servizi sociali, servizi agli anziani, alle famiglie ed ai bambini, di intensificare i collegamenti ferroviari, di più scuola e cultura, di servizi di sanità dislocati omogeneamente nel territorio, della salvaguardia dell’ambiente, dei boschi e delle zone agricole, di sgravi per via gli elevati costi della vita in montagna, di sistemi di produzione di energia rinnovabile lasciando inalterati fiumi e ambiente, di un turismo cosciente; noi per tutto questo lottiamo e lotteremo.
    Proponiamo quindi ai vari soggetti sociali, che hanno a cuore la salvaguardia dell’ambiente e che credono in un futuro sostenibile del nostro territorio, di iniziare congiuntamente un’opera di sensibilizzazione e un’opposizione con tutti i mezzi a questo progetto e a questa logica.
    Per conto nostro siamo convinti che solo un’economia pianificata, seguendo esigenze geografiche, senza lo scopo del profitto, ed una politica gestita dai lavoratori, possono risolvere questi problemi. La liberazione dell’ambiente passa per la liberazione dal capitalismo.

  14. Carlo Fantino ha scritto:

    Ho vissuto alcuni anni della mia vita tra Zoldo Alto e Selva e di conseguenza amo quei posti e quei paesaggi. Nei fuori stagione ho avuto modo di girare nel silenzio piú assoluto, e di godere aspetti di quei luoghi al limite del magico o mistico… ho osservato la Natura che mi circondava in ogni singolo momento attraverso il giro di molte stagioni….. quei posti mi rimarranno sempre nel cuore…tutti i commenti che ho letto sono molto interessanti ed appassionati, ma dimenticano un punto chiave della faccenda…. se non di turismo, di cosa vorrebbero vivere gli abitanti del luogo? Mi pare che non ci siano molte alternative! Questo progetto verrá comunque realizzato prima o poi. Invece di opporsi a priori alla “devastazione” dei loro luoghi, gli abitanti del posto dovrebbero cercare di renderlo il meno “offensivo” possibile rispetto all’ambiente, ricordando che comunque sará un’occasione di crescita per la comunitá intera, fornendo posti di lavoro ad un’economia locale in crisi da decenni e permettendo ai giovani del posto di costruirsi un futuro a casa loro…

  15. Mercedes Lopez ha scritto:

    La mamma ci ha raccontato su Forno e il Pelmo. NO ad un altro impianto sccistico.

  16. Julio César Lopez ha scritto:

    NO! a nuovi impianti sciistici.

  17. Patricia Fain Binda ha scritto:

    Il paesaggio del Pelmo é veramente bellissimo!.Impianti sciistici ce ne sono tanti…Proteggete la NATURA.

  18. Silvia Benetollo ha scritto:

    Pare proprio che gli amministratori considerino le Dolomiti un gigantesco lunapark. Mi sembra che di impianti sciistici ce ne siano a sufficienza, e d’altra parte non esistono solo gli sciatori. Chi ama davvero l’ambiente montano non può volere la sua sistematica distruzione. Basta impianti!

  19. Rita Miotto ha scritto:

    No a simile scempio!!!!Difendiamo lo straordinario patrimonio dolomitico e impegniamoci a educare le giovani generazioni che l’uomo non è proprietario della natura, ma fruitore privilegiato di un dono immenso che è per tutti, non solo per chi ha denaro.

  20. renato panciera ha scritto:

    Gli impianti di risalita servono soprattutto a vendere a un prezzo maggiorato terreni e appartamenti nei paesi delle valli.

  21. patrizia perucon ha scritto:

    Ancora sul novo comprensorio sciistico Cadore.Civetta

    Nell’opuscolo divulgato dal comune di San Vito per informare i cittadini sul progetto di nuovo comprensorio sciistico Cadore-Civetta si fanno affermazioni che suscitano perplessità notevoli.
    Si dice che il progetto del costo di 80 milioni verrà finanziato per 55 milioni con debito “sostenibile” verso le banche, per 12 milioni con contributi pubblici ed il rimanente con quote di “investitori locali”. Poiché è finito il tempo delle vacche grasse e l’ente pubblico, contrariamente al passato (quando il Credito Sportivo aveva la manica larga) non finanzia più nulla, è lecito supporre che il ricorso alla banche sarà massiccio. Ora, le banche non danno i soldi gratis, ma oltre a farsi giustamente remunerare, iscrivono sempre ipoteca e lo fanno su beni immobili. I beni immobili non sono i piloni delle funivie ma gli edifici: e qui gli edifici dove sono? Non credo bastino il terminal di partenza, la stazione intermedia e quella di arrivo. Visto che ogni speculazione edilizia viene fermamente esclusa …..
    Ma il problema è un altro. Che una impresa ricorra al credito bancario è normale. Consultando i bilanci chiusi al 30 settembre 2009 ( e ricordando che l’inverno 2008-009 è stato tra i migliori degli ultimi anni) vediamo, ad esempio, che l’ISTA spa di Cortina a fronte di un patrimonio netto di 5.182.250 euro ha debiti con banche pari a 5.597.856 euro, e la Faloria spa con un patrimonio netto di euro 3.880.299 ha debiti verso banche per euro 6.374.006. Nel caso delle società che gestiscono impianti di risalita essere così esposti verso le banche è però assai pericoloso poiché l’andamento degli incassi dipende da una variabile che non è controllabile: l’ innevamento troppo scarso o (paradossalmente) eccessivo. Poiché gli interessi devono venire pagati regolarmente (e le banche a differenza dell’ente pubblico non fanno sconti) bastano alcune annate con andamento climatico sfavorevole per mandare in crisi il sistema.
    Se poi tocchiamo il triste tasto delle remunerazione del capitale investito, ricordo che per l’esercizio sopra citato la Faloria spa ha distribuito agli azionisti un dividendo di 0,038 euro per azione (prezzo di una azione tra 1,20 e 3 euro) e l’ISTA spa euro 0,12 per azione ( prezzo di una azione : euro 4,5 -5 circa). Come si vede, se uno ha soldi da investire può trovare di meglio.
    In conclusione a me pare di poter dire che nell’attuale situazione, è già abbastanza grigia per le società impiantistiche esistenti cercare di rimanere a galla e mi riesce difficile pensare che ci sia posto per nuove imprese in questo campo.
    Penso che i nostri amministratori, invece che battere le solite vecchie strade, dovrebbero indirizzare la loro creatività in altri settori nuovi e tutti da scoprire: avendo a disposizione un patrimonio naturalistico così unico, perché non si finanziano studi di fattibilità nel campo dell’ ecoturismo e della fruizione sostenibile delle aree protette?

    Patrizia Perucon, San Vito di Cadore

    • Davide Berton ha scritto:

      parole sante,
      speriamo che tutti leggano con attenzione queste note per capire che l’idea del nuovo comprensorio è impraticabile in molti fronti diversi da quello economico a quello ambientale.

  22. Angelo Teatini ha scritto:

    Il progetto non poteva che essere partorito da menti speculative devote al dio denaro,che non hanno niente da condividere con nostra Madre Terra.Quando la mente, come condizionamento sociale offuscato dal potere e dal denaro, è padrona e il cuore è il suo schiavo succede questo!Avere la consapevolezza di ciò pultroppo è privileggio di pochi, è percepire che la Vera intelligenza non è intellettuale, ma emozionale, non sta nei pensieri, ma nei sentimenti, non è logica, ma Amore.
    “Quando l’ultimo albero sarà abbattuto,l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce verrà mangiato, solo allora l’uomo si accorgerà che i soldi non si possono mangiare”. Antico detto Lakota!
    Basta con gli scempi, il Sacro deve essere rispettato!
    Angelo Teatini

  23. giancarlo caratti ha scritto:

    non capisco del tutto dove sia problema. Guardando la mappa, mi sembra di capire che l’impatto degli impianti di risalita é minimo, ma d’altra parte cio consentirebbe a molte persone di ammirare le piu belle montagne del mondo.

    • Davide Berton ha scritto:

      resto allibito per un ragionamento così banale e semplicistico che mi domando se conosci minimamente le dinamiche naturalistiche di un ambiente complesso come quello dove è previsto di fare gli impianti.
      Il problema è proprio quello di compromettere ambienti straordinari per sempre solo per il capriccio umano di poter sfruttare ogni angolo di Terra per ricavare denaro.
      Se c’è un motivo valido per non fare gli impianti tra i primi c’è senz’altro quello di realizzare tale scempio per portare persone ad ammirare il panorama. Non serva arrivare ovunque…… se non siamo in grado di arrivarci con le nostre forze dobbiamo essere umili e consci delle nostre possibilità accontentandoci di quello che già esiste (già troppo).

  24. tarcisio cadorini ha scritto:

    NON ABBIAMO BISOGNO DI NUOVI IMPIANTI ,SONO VENTANNI CHE SCIAMO
    IN DOLOMITI E CI SONO TANTI DI QUEGLI IMPIANTI DA SCI PER TUTTI I GUSTI
    E DIFFICOLTA.EVITIAMO I DOPPIONI. CAMBIAMO LA MENTALITA’.

  25. Laura Schena ha scritto:

    Non sono necessari altri impianti di risalita!
    Conserviamo integre queste nostre valli per chi verrà dopo di noi!

  26. Paolo Foradori ha scritto:

    Anchio sono contro a questo progetto di collegamento sciistico. Impianti ce ne sono già tanti, farne un altro su quelle montagne bellissime significa ridurre le Dolomiti ad un grande luna park.
    Questo impianto serve solo alla finanza e alle grandi imprese di costruzioni ed impiantistica. Ben poco resterà alle comunità locali che perdono per sempre un paesaggio ed un ambiente che può essere valorizzato economicamente in altri modi.

  27. giuseppe Mosconi ha scritto:

    il vento dalle coste cadorine sale sereno alla forcella di Mondeval, per espandersi nel silenzio dei piani sottostanti, pieni di storie e di fascino. Tutto intorno, dal Cornetto ai Lastoi, alla Croda da lago, al Pelmo, al Civetta, e di monte in monte, fino ai più lontani, è un’intesa di sguardi e di silenzio. Nulla turbi questa veglia infinita.

  28. Marco Rasa ha scritto:

    No agli impianti di risalita su Pelmo-Mondeval ora e sempre!!!

  29. Matteo Zuin ha scritto:

    IO SONO FORTEMENTE CONTRARIO A QUALSIASI IMPIANTO DI RISALITA IN QUALSIASI ZONA ALPINA DOLOMITICA. ROVINARE LE NOSTRE MONTAGNE, LE PIU’ BELLE AL MONDO E’ UN VERO E PROPRIO DISPREZZO VERSO LA NATURA. QUESTI IMPIANTI NON SI DEVONO FARE, CE NE SONO GIA’ ABBASTANZA!!

  30. Riccardo Fornasiero ha scritto:

    Vivo in pianura e da molti anni noto la continua devastazione e cementificazione dell’ambiente che ci circonda.
    Mi unisco al dissenso e al vostro grido di Pelmo-Mondeval liberi dagli impianti di risalita !!!
    Lasciamo intatte le zone ultime aree veramente belle del nostro Veneto.
    I comprensori sciistici che ci sono già abbastanza, non ne servono degli altri