Vacanze in montagna

di Daniela Fumagalli Menegus

Vengo dalla Brianza e sono sempre andata in montagna. Mi piace la montagna. Mio padre mi ha sempre portata, fin da piccola. Anche se non avevamo l’auto e ci spostavamo con i mezzi pubblici. Ci portava  in gita sulle prealpi  lombarde e,cosa allora insolita, sempre in villeggiatura in Alto Adige. Posti anche scomodi da raggiungere, ma fuori, via dalla civiltà cittadina, dove si stava bene, e che mi hanno lasciato dei bei ricordi.

Poi  mi sono sposata con un Sanvitese. Vengo a San Vito da più di trent’anni e mi sono affezionata ai posti e alle persone.

Dopo aver assistito ad alcune discussioni sorte in seguito alla presentazione del progetto per i nuovi impianti di sci, mi sono chiesta: perché la gente va in vacanza in montagna?

Chi scappa dalla pianura e dalle città cerca posti aperti, dove vede prati e boschi, non case, cerca torrenti puliti  dove può lasciare giocare i bambini, cerca  soprattutto aria più pura perché le città, dal punto di vista ambientale, sono in continuo peggioramento. Si cercano quindi luoghi che offrano  comodità e consentano attività sportive, ma in un ambiente non compromesso. A questo proposito riporto la mia esperienza su due situazioni che conosco.

Prima di arrivare a San Vito, per una decina, d’anni con la mia famiglia, sono andata in vacanza all’albergo Berger a Riva di Tures, un piccolo paese a 1600 metri sopra a Campo Tures, dove i miei genitori  hanno poi continuato ad andare, frequentando quella località per più di trentacinque anni di seguito. I primi anni vi si arrivava attraverso una strada bianca con pendenze fino al 21%, adesso si arriva con una strada asfaltata e molto ben sistemata. La valle è chiusa e confina con l’Austria ma è diventata sempre più viva dal punto di vista turistico. La regione ha fatto investimenti per sistemare la strada che scende a valle e per collegare, con strade accessibili ai soli residenti, tutti i masi. Tutto questo ha facilitato la vita degli abitanti conservando l’ambiente, perché è stato  possibile mantenere l’agricoltura (molto organizzata) ma contemporaneamente anche recarsi a valle per lavorare e facilitare l’arrivo dei turisti. Nel paese non ci sono seconde case, ma solo alberghi e appartamenti in affitto e i turisti (molti stranieri) vi si recano in villeggiatura durante quasi tutti i mesi all’anno, anche se le montagne sono sicuramente meno belle di quelle di San Vito e se quando si arriva bisogna lasciare l’auto e andare a  piedi, perché tutte le strade che salgono oltre il paese hanno la stanga. Durante l’estate i turisti trovano bei boschi, prati curati, molti corsi d’acqua e cascate; possono fare varie escursioni in montagna e, durante le passeggiate, siccome non è consentita la raccolta dei funghi, possono vedere porcini e finferli ai lati dei sentieri. In inverno c’è a disposizione una bella pista di fondo, ma per gli impianti di risalita bisogna andare nelle valli vicine. Ciò non ostante, per l’alta stagione sia estiva che invernale bisogna prenotare da un anno all’altro per essere sicuri di trovare posto. Il servizio è buono (verdura, carne, formaggi sono locali) ma i costi non sono proibitivi e la gente arriva.

So che non è mai possibile paragonare del tutto situazioni diverse, ma mi ha fatto riflettere il fatto che a Riva di Tures si è partiti dalla tutela dell’ambiente e delle attività dei residenti, seguendo una politica che nel corso degli anni si è rivelata vincente e che è molto diversa da quella che si vuole proporre a San Vito.

Altra occasione di riflessione è stata la mia Brianza. Le sue colline erano il luogo di villeggiatura dei Milanesi, che vi hanno costruito molte ville (es.: Arcore), ed erano tutte terrazzate e coltivate fino in alto. Mia madre ricordava che si pescavano i gamberi nei torrenti quando lei era piccola. Adesso è tutta un susseguirsi di case e fabbriche collegate da strade intasate, l’aria è inquinata e i corsi d’acqua sono maleodoranti e costeggiati da immondizie, l’agricoltura è molto ridotta e, in certe zone, addirittura scomparsa. Lo sviluppo ha comportato un notevole costo, le malattie e le morti imputabili all’inquinamento sono in aumento. E’ però un’area vivace ed attiva, dove il lavoro si trova e la gente continua ad affluire. Speriamo comunque che, prima di arrivare alla totale paralisi della viabilità e ad un avvelenamento insostenibile, ci si decida a contrastare il degrado ambientale ed a trovare un equilibrio più umano, anche se non sarà di certo una impresa semplice, visto che è sempre più facile e veloce rovinare che rimediare ai danni.

Fatte queste considerazioni mi sono chiesta: se non avessi avuto legami, sarei venuta in villeggiatura a San Vito? La risposta è stata: probabilmente no, anche se qui le montagne sono molto belle, tra le più belle che ho visto. Il motivo è che non è piacevole camminare lungo il Boite e sentire, anche se meno marcato, lo stesso cattivo odore che si sente lungo il Lambro o il Seveso, e non è bello passare per un centro intasato e inquinato dalle auto dove le case sono fitte come in una qualsiasi strada di Milano. Molti miei amici, intervistati in proposito, concordavano con me. Purtroppo, a San Vito, non sempre l’ambiente, che è la vera e sola ricchezza del paese, è stato rispettato e valorizzato come si deve. Per il futuro, non credo che, qualsiasi miglioramento, per San Vito come per ogni altro posto, possa avvenire a settori, senza che venga tenuto in considerazione tutto: ambiente, residenti, villeggianti. Privilegiare una sola componente a scapito delle altre (i villeggianti rispetto ai residenti, alcuni residenti rispetto ad altri, l’ambiente in assoluto senza considerare chi vi abita) potrebbe rivelarsi alla lunga (o magari anche a breve) controproducente.

Daniela Fumagalli Menegus

 

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