Il turismo del futuro e gli impianti sciistici

di Osvaldo Palatini

Quale turismo promuovere? E’ la domanda che molti si pongono alla notizia di un comprensorio sciistico S. Vito-Civetta studiato dalla amministrazione di S. Vito. In periodi di crisi generale come questo, la gente chiede di far qualcosa di nuovo, vuole una scommessa per il futuro. A questa richiesta di benessere piu’ diffuso si risponde, recuperando il progetto di collegamento sciistico con la Val Fiorentina. Per il suo grande valore ambientale, tuttavia il territorio interessato, dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanita’, meriterebbe invece di essere conservato immune da megaopere. Un progetto descritto con la sola attenzione di minimizzare i diversi impatti negativi e gli aspetti economici problematici, per far risaltare invece le presunte grandi opportunità economiche dell’impresa, suscita piu’ di qualche perplessita’. Il timore è di veder insinuarsi vecchie logiche di sviluppo e di cementificazione nascoste dietro l’aspirazione legittima della popolazione a cercare vie nuove per ravvivare l’economia locale. La vertigine prende l’uomo della strada quando la notizia del progetto si traduce in numeri di spesa che si stenta ad immaginare. Occorre allora domandarsi: questi soldi sono utilizzabili per alternative migliori? Se investissi queste risorse in progetti alternativi, otterrei benefici più alti? Oppure, in alternativa, se investissi meno risorse in altri progetti, otterrei gli stessi benefici? Le lobby dei costruttori hanno sempre sognato di replicare in montagna quel consumo del territorio abnorme e devastante, indifferente a tutti i rischi, già esteso su scala nazionale. Ed il timore che l’economia del profitto, che già ha stravolto il paesaggio di pianura con lo ‘sprawling’ insediativo, cioe’ consumo di suolo legato all’urbanizzazione, a danno della campagna coltivata, con strade, discariche, capannoni e relativi abusi edilizi, estenda ora le sue ramificazioni alla montagna, e’ fondato. Quale pittore potrebbe piu’ dipingere le magnifiche scene di campagna che ammiriamo nelle tele degli impressionisti di fine ottocento? Ormai ovunque la campagna appare sconvolta ed i disastri idrogeologici per aver realizzato insediamenti, fabbriche e capannoni anche negli alvei dei fiumi, sono a tutti tristemente noti.

Ma anche la montagna e’ sotto assedio: le minacce di una modifica delle norme di salvaguardia ambientale, che ha permesso lo scempio in pianura, vengono avanzate sull’impeto emotivo suscitato dall’illusoria promessa di un benessere garantito dal comprensorio. Messe poi da parte le Regole con qualche premio di consolazione, verrebbe preso di mira questo lembo di natura selvaggia rimasta miracolosamente intatta, alle spalle del Pelmo, raro luogo dove e’ possibile ancora incontrare il gallo forcello, la pernice bianca, l’aquila e la marmotta, ma anche, per chi cammini solingo e silenzioso fra quei boschi secolari, il leggendario gallo cedrone. Questo Eden di casa diventerà invece luna park per sciatori e vacanzieri. I fautori dello sviluppo hanno sempre accusato gli ambientalisti e chi semplicemente ama la natura, di voler tornare al “lume di candela” per salvare un qualche insignificante biotopo o una specie in via di estinzione ed il mantra, ripetuto, ha preso piede. Molti si convincono che la natura proprio non esiste, se non è corredata dalle loro opere. Non è bastata la grande speculazione edilizia degli ultimi 30 anni ad insegnare come l’arricchimento sia andato solo ad una minoranza, senza portare piu’ lavoro continuativo o benessere generalizzato alla popolazione. Vendendo terreni e case gli abitanti hanno invece perso identita’ ed autonomia e si sono di fatto impoveriti socialmente. I presunti benefici economici di questo turismo, hanno spesso oscurato o fatto trascurare gli impatti sociali negativi. Il boom delle seconde case ha ridotto nettamente e sottratto ai locali la possibilita’ di affittare ai turisti, lasciando abitazioni disabitate per molti mesi all’anno, con costi di manutenzione, di servizi, fognature acquedotti e strade. Chi conosce le dinamiche economiche sa che anche questo megaprogetto potrebbe ricreare’ inevitabilmente, nonostante l’amministrazione assicuri il contrario, un’altra speculazione edilizia che alla fine comportera’ piu’ spese e danni che benefici sul medio-lungo periodo.

Gli esperti di turismo dicono che bisogna pensare ad una attivita’ turistica studiata ed incentivata soprattutto diversificando i richiami turistici ed utilizzando al meglio il patrimonio ambientale. Anche perche’ l’innalzamento dello zero termico ha aperto un’ importante questione sulle prospettive del turismo invernale basato solo sulla neve, mettendo a rischio gli investimenti per ora sorretti dall’innevamento artificiale. Sul versante sud delle Alpi la temperatura è salita mediamente di 1,5 gradi ed e’ gia’ stato osservato, acutamente, che a sud delle Rocchette, dove si vuol far passare le piste, non cresce il pino cembro, rappresentante caratteristico della flora piu’ continentale, presente invece nel Trentino e fino a Cortina. In conseguenza di alcuni inverni con scarso innevamento, la gestione degli impianti sciistici sempre più spesso, non sara’ piu’ redditizia e si dovra’ pensare di attuare nuove strategie per gestire il territorio. La popolazione dovrebbe essere ben informata su questi problemi e sulle opportunita’ alternative. Se altrove il turismo regge ancora come in Alto Adige ed Austria è anche per i prezzi contenuti e la varietà nell’offerta.Le stazioni turistiche a più bassa quota dovranno infatti avviare riconversioni delle attività turistiche tradizionali orientate ad affrontare il nuovo clima delle Alpi. Le alternative turistiche dovrebbero essere ricercate tenendo presente che la bellezza delle montagne è importante per il turismo sciistico invernale , ma anche indispensabile per il turismo estivo. In alcuni casi si dovranno smantellare gli impianti esistenti e rinaturalizzare il territorio con forme di utilizzo del tutto nuove, compatibili con l’ambiente, in cui convivano attività ricreative, culturali, sportive, di alpeggio, di selvicoltura ecc. Il turismo sara’ valorizzato sia in inverno che in estate e richiedera’ una offerta turistico-alberghiera adeguata che ora non esiste. Non piu’ cabinovie, ma alberghi piu’ accoglienti, ristoranti, punti di ritrovo coollettivi per il divertimento e la cultura. Non piu’ piste, ma piu’ percorsi in bicicletta, con gli sci di fondo o con le racchette da neve.
Cio’ potra’ dispiacere agli sciatori irriducibili amanti delle piste e dei caroselli. Si chiamano “rising expectations” i bisogni crescenti che ogni progresso materiale produce, grazie anche alla stimolazione pubblicitaria o consumistica che influenza la nostra natura, eternamente oscillante fra la paura di perdere quello che abbiamo e la brama di avere di piu’. I bisogni immaginari sono infiniti e nell’era dell’abbondanza alla gente non basta il necessario, vuole e sogna l’eccezionale: gli ornamenti da nababbi, il Suv a 5 porte a trazione integrale, le vacanze da sogno alle Seychelles… i comprensori sciistici ecc. Ed è certo che anche il godimento della vacanza ed il piacere di essere nella natura, e’ nel tempo, mutato ed ha assunto le dimensioni di turismo vorace, disordinato e massificato, che provoca affollamento e congestione delle localita’ turisitiche. Questo fenomeno e’ stato cavalcato nei decenni scorsi dalla ricerca del profitto immediato perseguito con vantaggio a breve e svantaggio a lungo termine. Sono nate seggiovie, cabinovie, caroselli sciistici, agenzie immobiliari ecc. Montagna e natura non sono più, come ai primordi del turismo, ambiente naturale da ammirare e preservare, vita frugale in rifugio, scoperta della flora e fauna alpina, ammirazione di luoghi incontaminati ma, al contrario proliferazione di impianti sciistici, hobby, sport competitivo, km di piste, ecc. Nella spietata convinzione che tutto possa essere confezionato e messo in vendita per essere sfruttato. Si potra’ scendere e salire ovunque con gli sci, con neve che non e’ piu’ neve, in inverni che non sono piu’ inverni, sull’onda di un ottimismo danaroso che brama solo al divertimento sfacciato, ignorando ogni altro aspetto.

Gli amministratori e gli operatori turistici insistono intanto, nel percorrere strade gia’ fatte, proponendo come attuali, progetti falliti da 30 anni a questa parte. Si ristudiano progetti, si pagano fior di consulenti che illuminati, ci raccontano quanto sia importante per il nostro turismo e per l’ economia ecc. ecc. E’ la narrazione di un miraggio. In Cadore una monocoltura, quella dell’occhiale, ha portato benessere finche’ non e’ stata investita dalla globalizzazione. Gli industriali hanno poi delocalizzato, introducendo lo spettro della disoccupazione fra la popolazione. Ma ora ecco il miraggio del megaprogetto sciistico: tutta la valle dovrebbe risollevarsi d’incanto alla realizzazione del progetto ….. ma potrebbe anche cadere invece vittima ancora di un’ altra monocoltura, con i suoi abbagli e le sue insidie. Le scelte strategiche basate sulle millantate magnifiche sorti e progressive di un collegamento sciistico che fara’ da volano all’economia di tutta la Val Boite, potrebbero rivelarsi una illusione. Non c’è certezza scientifica per investire 85 milioni di Euro e, a parte il danno ambientale, ci sono seri dubbi che tutta l’impresa non sia il capriccio di una lobby o una variabile economica che interessa una minoranza, o la ricerca del consenso di una amministrazione. Oltre ai dubbi su un corretto rapporto fra costi di costruzione e manutenzione e benefici collettivi finali. Per contro lo sci mostra segni di decadenza ed il trend sta’ cambiando. Dagli anni ’80 a oggi sono nati nuovi prodotti turistici: l’agriturismo, le città d’arte, lo scialpinismo, il country skiing, il turismo verde e “Sharm “ costano meno che andare a sciare. Anche l’invecchiamento della popolazione modifica la domanda, riducendo il consumo di sci che e’ tipico dei giovani. Il rapporto del ministero del turismo parla di un turismo invernale basato su un prodotto ormai maturo che risentira’ dei cambiamenti climatici.I dati sul turismo della montagna veneta indicano per il 2010 una diminuzione di arrivi del 9.2% e una diminuzione delle presenze dell’ 8.7% e cio’pone interrogativi sulla scelta di confermare per il futuro l’opzione “tutto sci” nel periodo invernale.
La crisi economica attuale è un problema di cui soffrono molti paesi, non solo del Cadore. Questi ultimi hanno peculiarità e caratteristiche tipiche e diverse fra loro. A volte non serve edificare ma riqualificare l’esistente sia per il turismo che per lo sviluppo di altre attivita’ manifatturiere. Esistono alternative per un turismo a tutte le stagioni. Ma per far questo servono studi di professionisti della viabilità, dell’urbanistica, dell’ambiente, dell’ agricoltura e del turismo. La Ciclabile delle Dolomiti, e’ per esempio una opportunità notevole e non ancora sfruttata. Finora vi e’ stata incapacita’ di assicurare all’economia cadorina un efficiente sistema viario ed al tempo stesso salvaguardare l’ambiente dal traffico automobilistico, ma la ferrovia delle Dolomiti potrebbe essere, in un ambiente montano di rara bellezza come il nostro, una risorsa fondamentale per l’attività turistica.

Richiederebbe pero’ una forte volontà politica. Recenti dati apparsi sulla stampa locale ci informano che mentre in Italia il numero di passeggeri/km e’ diminuto dell’1,5% negli altri paesi dell’Europa occidentale è aumentato anche considerevolmente come nel caso della Svizzera (+29,8%), Lussemburgo (+29,7%), Austria (+22,5%), Gran Bretagna (+21,0%) e Belgio (+20,0%).
Gli eccellenti risultati dipendono esclusivamente dal volume d’investimenti disposti dai rispettivi governi per ammodernare e rendere il trasporto ferroviario più frequente nelle ore di punta, più veloce, più sicuro e più conveniente. Allora bisogna insistere per treni veloci e moderni dalla pianura a Calalzo. Il Cadore ha la grande fortuna di avere a Nord le Dolomiti dichiarato patrimonio dell’umanità dall’ UNESCO e a Sud una città unica al mondo,Venezia. Due elementi di grande richiamo turistico da sfruttare. Ed invece si ripropone la solita storia: cementificare l’ambiente ed il solito dilemma: posti di lavoro o tutela dell’ambiente. E indovinate chi ha la meglio? Un grande affare per pochi e le briciole per il resto della popolazione.
E pero’ …da una decina di anni gli studi sulle Alpi, dimostrano che i delicati ecosistemi montani sono in pericolo. Il fenomeno è dovuto in parte all’aumento delle infrastrutture, all’inquinamento prodotto dal traffico e al progressivo ritiro dei ghiacciai. Ma molti indizi indicano che la causa principale potrebbe essere la passione per gli sport invernali. Uno studio finanziato dalle Nazioni Unite sostiene che a causa dei cambiamenti climatici, nell’arco di una generazione scomparirà fino al 70 per cento dei ghiacciai svizzeri. Nel 2010 la CIPRA ha dichiarato che “le Alpi sono la catena montuosa più sfruttata del mondo. Bisogna mettere un freno a questo sviluppo incontrollato”. Per far sì che le piste siano innevate in ogni stagione dell’anno, molti centri sciistici usano la neve artificiale o aprono nuove piste ad altitudini sempre più elevate. Queste operazioni comportano innanzitutto un consumo extra di energia. Una località sciistica statunitense, per esempio, ha calcolato che quando i suoi cannoni sparaneve sono in funzione, consumano la stessa quantità di energia dei 15 mila abitanti della cittadina. In secondo luogo danneggiano aree che finora erano incontaminate. Purtroppo finora ne’ l’ Italia ne’ la UE hanno firmato i protocolli dell’accordo proposti da CIPRA. Sembra che tutto sia lasciato alla sensibilità ambientale dei singoli. E presto l’unica soluzione possibile potrebbe essere quella di rinunciare completamente agli sport invernali, cosa che del resto potremmo già fare. ll bene di cui disponiamo potrebbe essere piu’ evanescente di quanto si possa immaginare se danneggiamo le bellezze naturali su cui si fonda. Quanto agli irriducibili che vedono nella montagna solo aree da sviluppare, occorrera’ rispondere come rispose il naturalista alla signora impellicciata che gli chiedeva a cosa servono i castori vivi: “ a niente, signora, come Mozart”.

06/04/2011


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