Cultura, storia e ambiente

PROGETTO SVILUPPO DEMANIO SCIABILE  2010, COMUNE S.VITO CADORE.

di Lino Del Favero “Fouro”

San Vito 23/01/2011

Aree interessate

Boschi delle Regole di San Vito di Cadore   ettari 1250

Pascoli e praterie       “           “                      “      443

Prati e boschi di privati                                  “      393

All’interno di queste aree ricadono i seguenti fabbricati delle Regole di S. Vito di Cadore: Casera Geralba,  Toulà de la Frates,  Toulà de la Ruoibes, Casera Prendera; di privati n. 13 rustici.

Gli attuali boschi regolieri sono il residuo delle antiche vizze di Geralba e Barco, sempre protette fin dai tempi antichi dai Patriarchi d’Aquileia, dalla Repubblica Veneta, dal consiglio del Cadore, dalle Regole, dal Comune, dall’Impero austro ungarico, dal Regno d’Italia, dalla Repubblica e dalla Regione del Veneto.

Viza, termine longobardo, significa appunto area-bosco protetto vincolato. Nel 1756 le Regole di San Vito ricostruirono la nuova chiesa parrocchiale con il bosco di Geralba. Ora il nostro Comune ci propone di fare funivie e piste, cioè fare spezzatino dei boschi. I boschi regolieri sono sempre serviti per realizzare opere pubbliche e private, costruire case, chiese, strade, malghe, ponti, acquistare cibo per la popolazione in tempi di carestie, sostenere cause centenarie per difendere e conservare i pascoli e il territorio.

Le vizze di Geralba e Barco si estendevano dal confine con Ampezzo fino al rio Orsolina a confine con Borca di Cadore sia a destra che a sinistra del torrente Boite.

I boschi delle Regole servono ai fabbisogni delle famiglie regoliere, sono sempre stati gestiti con la pratica della selvicoltura naturale  e da molti anni mediante l’osservanza dei piani di assestamento forestale. Di recente sono stati certificati PFC per questo ricevono sostentamenti finanziari dalla Regione veneta e Comunità europea. Forniscono legname da opera, legna, cippato, funghi, frutti spontanei. Dalla vendita del legname le Regole possono fare investimenti sul territorio dando lavoro a molte persone, piccole imprese, operai specializzati, laureati,  tecnici. Sono habitat insostituibili per molte specie di animali,  sono di vitale importanza per specie sensibili come cervidi, tetraonidi, picchi, varie specie di falconiformi e strigiformi quali :astori, sparvieri, gheppi, poiane, gufi e civette ecc.

I boschi formano l’ambiente naturale e il paesaggio beni pubblici universali, proteggono il territorio, sono indispensabili per la conservazione del clima, formano biotopi naturali con altre specie vegetali e animali uniche o rare.

I boschi regolieri sono protetti da leggi dello Stato e della Regione con vincoli di destinazione d’uso e di inalienabilità, indivisibilità e inusucapibilità, sono aperti a tutti: amanti della natura, escursionisti, cercatori di funghi, cacciatori, ricercatori, turisti, ecc.

I boschi  sono parte integrante della nostra storia, non possiamo ridurli a spezzatino, dobbiamo proteggerli e  conservarli rigenerando nella nostra memoria e nel nostro animo il senso del rispetto che essi meritano.

PRATI E PASCOLI

Anticamente i prati e pascoli di alta quota delle  Regole di Festornigo e Mondeval si estendevano dal Giau fino al monte Fernazza in Val Fiorentina e oltre la  forcella Staulanza al confine con Zoldo formando il cosidetto Consorzio dei Monti.

Alla fine del 1300 i pascoli oltre il torrente Fiorentina e parte di quelli di Mondeval furono assegnati a Selva e Pescul con sentenza del Cadore e nel 1819 i neonati Comuni di San Vito e di Borca di Cadore si spartirono i pascoli di Mondeval e Fiorentina e i prati e boschi nella Valle del Boite del disciolto Consorzio dei Monti.

Attualmente le praterie alpine di Giau, Mondeval, Fiorentina e i prati falciabili nella Valle del Boite che un tempo venivano assegnati in sorte (Coloniei da monte) alle famiglie regoliere per il periodo della fienagione, costituiscono i pascoli comuni della Regola Granda di San Vito. Sono una fonte importante di reddito per la Regola che recentemente ha iniziato la ristrutturazione delle vecchie malghe di Fiorentina, Prendera, Mondeval e Giau con l’intenzione di integrare le attività agro pastorali tradizionali con quelle turistiche grazie anche ai contributi europei. Inoltre le malghe con i rispettivi pascoli potranno costituire un complesso organico collegate da un sistema sentieristico e telematico per svolgere attività didattica e formativa pratica, non solo per ciò che riguarda la moderna gestione della malga e del pascolo, ma anche nel campo naturalistico, storico, geologico, archeologico, forestale in collaborazione anche  con l’istituto di ecologia dell’Università di Padova di San Vito costruito negli anni ‘60 su terreno regoliero. La formazione teorica non basta per preparare tecnici professionalmente capaci che sappiano anche trasmettere la loro esperienza e conoscenza alla scuola e all’industria per dare impulsi necessari per fare ricerca  e innovazione.

Queste praterie costituiscono biotopi e siti naturalistici molto importanti e delicati di particolare interesse scientifico sia per quanto riguarda la flora che la fauna. Località come Ciampolongo, Col della Rguoibes, Sorarù, Sacoi, dove purtroppo sono previste le stazioni di arrivo e partenza delle sciovie e piste da sci, sono da millenni arene di canto primaverili dei galli forcelli, formano con altre zone circostanti, un complesso territoriale vitale unico e insostituibile per la conservazione della specie.

Ancora, i versanti solatii e erbosi delle Rocchette, Sorarù, Pis, Col de la Steles, Sacoi sono le zone di svernamento  dei gruppi di camosci dell’intero comprensorio suddetto, dove, d‘inverno, si spostano in cerca di cibo e difendersi dalle tormente del nord, ma che il carosello sciistico previsto potrebbe pregiudicare. Questo è il regno dell’aquila reale, del corvo imperiale, della coturnice, del pino mugo, dell’ontano verde, del salice glauco descritto dal prof. Renato Pampanini botanico sanvitese. Questi sono i terreni citati nel laudo del 29 Agosto 1239 dal notaio Giovanni, che era salito sul monte Zullaio dietro Arcovologna con il marigo Bartolomeo, il giurato Pietro Cauda di Vallesella, Azo Asola di Tonidigo, Ottone ed Enrico di Resinego, Ranticherio de Sallis, Bello de Serdis, Grifo figlio di Almerico. Stabiliva i confini del pascolo e dettava le norme consuetudinarie d’uso per i consorti con le pene per i trasgressori.

Sono trascorsi quasi ottocento anni e quei luoghi, sfruttati per generazioni, sono rimasti intatti come allora con il loro fascino, splendore naturale, bellezze dolomitiche premiate dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

LE REGOLE

Le Regole nascono già con le primitive organizzazioni di uomini nel momento in cui da cacciatori-raccoglitori nomadi, diventano agricoltori-pastori-allevatori stanziali e completano la loro sperimentazione di sopravvivenza in questo modo con l’organizzazione della terra su cui vivono in un territorio disponibile delimitato e difeso. Attualmente, a norma delle leggi nazionali e regionali, le Regole cadorine sono organizzazioni umane con personalità giuridica, concorrono ai fini della tutela ambientale e dell’economia del territorio.

Quindi alle Regole spetta anche l’attività di tutela ambientale e sviluppo economico, ma soprattutto la conservazione e il miglioramento dei beni agro silvo pastorali e l’organizzazione del godimento delle famiglie regoliere che costituiscono con i beni il corpo fondante e vitale delle Regole.

Le Regole di San Vito hanno già messo a disposizione del turismo terreni in particolare per lo sport dello scii con decisioni assunte a suo tempo in accordo con il Comune e Società impianti. Infatti sul territorio regoliero insistono alberghi, rifugi, bar ristoranti, il lago di Mosigo, sono stati costruiti diversi impianti di risalita, un campo scuola per lo scii, 8 piste da discesa e 2 per il fondo, infrastrutture per innevamento, un campo da calcio.

Tutto ciò costituisce in gran parte l’attuale comprensorio sciistico e turistico che le Regole hanno voluto sostenere. Ora il Comune di San Vito programma di realizzare un nuovo comprensorio su migliaia di ettari di terre regoliere e di regolieri per rilanciare il turismo.

Credo che il compito del Comune sia piuttosto quello di cercare attraverso atti amministrativi di governare le attività economiche e sociali per mantenere un equilibrio tra esse e il territorio. L’aver, ad esempio, previsto programmi urbanistici per l’espansione delle seconde case ha generato uno squilibrio che ha fatto sparire in 30 anni le attività agricole utili anche per il mantenimento del territorio e dell’ambiente a favore del turismo, e ha creato una sensibile contrazione delle strutture ricettive alberghiere e di affittappartamenti, semplicemente perché è più facile e redditizio vendere terreni e case che fare e gestire alberghi o aziende agricole.

Le Regole non possono più sacrificare altre vastissime aree da immolare sull’altare della vecchia politica, se ciò dovesse accadere verrebbe meno il compito e il significato esistenziale delle Regole stesse.

……

da L’Amico del Popolo di lunedì 14 marzo 2011

SAN VITO DI CADORE – Domenica molti regolieri alla conferenza per capire la situazione

Alle Regole spettano in cambio 53,73 ettari

La legge impone l’obbligo di attribuire alle Regole terreni compensativi

Domenica 27 febbraio si è svolta la conferenza illustrativa organizzata dalle Regole di San Vito di Cadore.

Lo scopo dell’assemblea era quello di informare i numerosi partecipanti sui caratteri normativi applicati alla questione del progetto del collegamento sciistico tra San Vito e Pescul.     A riferire sugli apetti legali, oltre al presidente Corrado Belli Codan, è stato chiamato il dottore forestale Umberto De Col.     Oltre alla perdita della rendita data dalla vendita del legname, considerando che per 5 anni non sarebbe più possibile effettuare tagli nei boschi, né migliorie boschive, è emersa la spinosa questione dei terreni compensativi.     La Legge regionale 26 del 1996 prevede infatti che i terreni appartenenti alla Regola siano inalienabili, indivisibili e inusucapibili, e destinati a finalità silvo-pastorali.     Sono tuttavia previsti cambi di destinazione per modeste entità, ma le Regole devono ottenere in cambio una porzione di territorio uguale o superiore per qualità e quantità, ma soprattutto contigua ed accorpata, al fine di mantenere inalterato il proprio patrimonio.     Proprio la reperibilità da parte del Comune di un simile territorio con le caratteristiche richieste risulta in pratica uno degli ostacoli maggiori. Il territorio regoliero interessato dalla realizzazione del collegamento è di ben 53.73 ettari.     Numerosi gli interventi dei presenti all’incontro, e degli amministratori comunali, che hanno ancora una volta risposto alle perplessità espresse dal pubblico in sala e illustrato le soluzioni ai problemi come viabilità, mancanza di strutture ricettive e scarsa cultura turistica.     Il presidente Belli ha comunque sottolineato che la decisione finale spetta all’assemblea dei regolieri, per la quale è necessario il consenso dei tre quarti dei presenti.

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Un commento su Cultura, storia e ambiente

  1. Lanfranco Bettolo ha scritto:

    Frequento da 40 anni la Val fiorentina e le splendide montagne che la collegano alla Val Boite. Quando ho letto del progetto di collegamento mi sono venuti i brividi! Non è possibile una realizzazione del genere in un territorio praticamente vergine, diventerebbe non una zona spezzatino, ma una zona spazzatura! E lo scopo delle Regole non dev’essere quello di farsi risarcire con terreni compensativi per quantità e qualità, altrimenti il problema viene solo ” spostato” di qualche ettaro, ma lo scempio rimane! Dovete assolutamente impedire che si inizi la lenta distruzione di questo paradiso che non è infinito purtroppo, e ha già dato in termini di strutture tipo seconde case. Quando si incide un territorio con un collegamento del genere si crea un solco che col tempo porta all’erosione lenta.. cosa lasciamo alle generazioni future? ferraglia e cemento sparsi tra pascoli e cime? Credo che gli investimenti andrebbero indirizzati a migliorare la mobilità del turismo riducendo le auto e dando la possibilità ai turisti di muoversi comodamente nelle valli con navette ( ad es il vecchio trenino per cortina ) con meno inquinamento sonoro e dell’aria.
    Speriamo che prevalga il buon senso e che si riesca ad innovare e progredire mantenendo quell’equilibrio che le Regole hammo mantenuto nei secoli.
    Lanfranco Bettolo
    Montebelluna

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