Mondeval oggi

Mondeval oggi

di Andrea De Lotto

Trent’anni fa è stata riportata alla luce, a Mondeval, una sepoltura preistorica dotata di un ricco corredo funebre risalente ad oltre 7500 anni fa. Da allora, accanto ai pastori che svolgono tutt’oggi le loro attività estive, storici, archeologi, geologi, botanici, forestali, geomorfologi, fotografi, ambientalisti, giornalisti, archeoastronomi, architetti, Regole, associazioni culturali, registi e tanta altra gente intelligente e sensibile danno vita, su queste terre, a un importante lavoro di manutenzione e di conoscenza scientifica e percettiva. È un impegno che sta gradatamente aggiungendo alla bucolica visione romantica, costruita in generale attorno al paesaggio dolomitico, quella che possiamo definire come una specifica “visione moderna” di questi ambienti montani. Un lavoro poco conosciuto alla massa, in una regione dove il turismo culturale, purtroppo, rimane ancora un’idea di pochi illusi; ma è in realtà un lavoro molto concreto, che mette in gioco conoscenze e nuove tecnologie e che ha portato già a molti risultati. Ricordiamo fra gli altri: la nascita del “Museo Civico Vittorino Cazzetta” a Selva di Cadore, con i reperti del sito di Mondeval e del riparo Mandriz; la scoperta di due preziose lastre con iscrizioni venetiche; la realizzazione del “Progetto MAPPEMONDE” che, nell’equipaggiare qui i primi percorsi audioguidati d’alta quota in Europa utilizzando tecnologia pulita, ha fornito lo strumento per un rinnovamento totale dell’approccio al paesaggio culturale di montagna; il ritrovamento del Sasso Rosso e la scoperta di un sistema archeoastronomico ad esso collegato; l’individuazione di impronte di dinosauro alle pendici del Pelmo e di arcosauro del Triassico su quelle del Formin; il rinvenimento di numerosi altri singoli reperti e siti non ancora indagati, appartenuti molto probabilmente già alle attività transumanti dall’età del Bronzo. Infine, grazie a questo lavoro si sta concretizzando il progetto per il nuovo “Museo Civico Naturalistico-Archeologico” di San Vito di Cadore dove, in collaborazione con numerose università e attraverso un uso esclusivo del linguaggio delle nuove tecnologie multimediali e di rete, Comune, Regole e associazioni culturali locali daranno vita a una “missione” che ricerchi l’integrazione fra tematiche globali e locali, fra territorio, società e ricerca scientifica.

Il destino di Mondeval nella modernità è dunque già tracciato, benché una parte degli stessi abitanti di queste vallate non se ne sia ancora accorta. E per far sì che queste praterie possano mantenere vivo il loro ruolo strategico di centralità culturale anche all’interno di un’economia che non è più quella originaria, anche oggi, come ieri, il loro assetto va preservato e sviluppato in primo luogo da chi le conosce, da quei nuovi “pastori” che oggi, da questo stesso palcoscenico, non raccolgono più solo erba, ma conoscenze e riflessioni. Come in passato, anche oggi qui tutto è prezioso. Le rocce, con la loro straordinaria varietà formale, materica e cromatica; l’ambiente naturale, con i suoi biotopi e i suoi delicati siti naturalistici, fondamentali per il clima e la conservazione di specie animali specifiche per questo ambiente; il terreno, vero archivio della storia di questa regione, e persino i suoi spazi aerei sono riconosciuti come rari e utili. E più le ricerche continuano, più il paesaggio culturale di Mondeval, e di tutto lo spartiacque che va dal Pelmo all’Averau, acquista un valore appartenente non solo a queste valli, ma a tutte le Alpi, a tutta l’Europa e a tutta la cultura occidentale. Mondeval è già, così com’è, un’enorme ricchezza: non occorre spendere un solo euro in più per modificarlo o per attrezzarlo. Basta solo saperlo valorizzare. Tutti, nelle Alpi, vorrebbero avere nella propria regione queste praterie. E l’idea di un collegamento sciistico tra San Vito e Selva di Cadore attraverso questo spartiacque, vecchia di oltre trent’anni, riappare oggi più che mai pesante e impolverata dal tempo, qualunque sia il tracciato degli impianti progettati, proprio perché è un’idea ampiamente superata dalla realtà. È un’idea ignorante nella sua indifferenza verso la complessità della contemporaneità, con dei contorni che la rendono isolata, autoritaria, improvvisata, solitaria e violenta, perché non solo tagliano in due  l’Area 1 UNESCO, non solo massacrano una zona SIC, non solo annientano una zona ZPS, non solo scorticano la “pelle” del terreno di un settore dell’area di Giau-Mondeval-Prendera, ritenuta la più importante area archeologica d’alta quota d’Europa; ma, come se non bastasse, interrompono di netto anche quel grande lavoro culturale interdisciplinare che, proprio operando su questi valori, la comunità scientifica e culturale inizia a svolgere nell’interesse di tutto il mondo della montagna.

E comunque, tutta questa vicenda appare immersa in un grande interrogativo: dov’è l’analisi dell’area, che oggi deve precedere qualsiasi progetto? Come mai si è passati direttamente all’identificazione di un tracciato senza coinvolgere i veri conoscitori di questi luoghi? Come se la fattibilità di un progetto in aree come queste potesse essere determinata semplicemente dalla presenza di tre pilastri invece di cinque o dal passaggio sulla cima di un colle piuttosto che su quella di un altro. Forse perché un’analisi seria avrebbe cancellato qualsiasi possibilità di procedere? E poi con che coraggio si investono simili cifre in un’economia, quella dello sci, che, per diversi motivi, è in netto e continuo calo ormai da parecchi anni? Ma allora questo faraonico progetto di collegamento sciistico tra il Cadore e il Civetta è in realtà una grande cattedrale costruita sulla sabbia? Oppure c’è dell’altro? Di fronte a simili incongruenze come si fa a non essere colti dal sospetto che forse l’analisi iniziale è stata fatta ma non ha nulla a che vedere con Mondeval, bensì con altri intenti? Con altri interessi? Collocati magari – ma è solo la prima drammatica ipotesi che salta alla mente – ancora una volta lungo i martoriati fondovalle, rimessi in gioco dal possibile rimescolamento delle attuali aree sciabili poste nelle immediate adiacenze dei centri abitati, che il collegamento verso Mondeval potrebbe liberare? Dunque Mondeval sarebbe semplicemente l’agnello luccicante e ottimamente preparato, da sacrificare sull’altare di ben altri progetti?

Mondeval e tutte le praterie d’alta quota che gli ruotano attorno sono unici! E per la cultura di queste valli, la cui millenaria storia è sempre stata un groviglio inestricabile e inscindibile con la natura, questi spazi rappresentano i veri centri storici! Sono aree che stanno alla cultura di questa regione come Piazza del Campo sta alla città di Siena, o come i Sassi di Matera stanno alla città che li circonda, o, vista la spettacolarità dei luoghi in discussione, come Yellowstone Park sta alla cultura americana o  la Monument Valley, tra lo Utah e l’Arizzona, sta alla storia del cinema americano, e così via… Non bisogna dimenticarlo, per tenere lontani i tentativi di rendere anche questi luoghi generici e anonimi, trasportando fin lassù quella logica turistica che ha già annientato gran parte dei sistemi insediativi dei fondovalle. Senza pensare a cosa potrebbe diventare questa parte di regione dolomitica, in termini di vivibilità per gli abitanti della Val Boite e della Val Fiorentina e di variabilità dell’offerta turistica, se tra due comprensori sciistici come quello di Cortina d’Ampezzo e del Civetta si sviluppasse un’area totalmente dedicata all’immersione psicofisica all’interno di un paesaggio culturale incontaminato e di tale livello. Probabilmente non avrebbe rivali al mondo. Allora sveglia! Cari amministratori: la modernità, per fortuna, non è solo blocchi di cemento, funi ingrassate e seggiolini termici in policarbonato o cose del genere scaraventati di traverso sui prati, visto poi che di queste cose siamo già circondati. Opere di questa portata devono uscire dalla stretta logica comunale per inserirsi in una progettazione territoriale capace di valorizzare tutte le sue potenzialità. Dove i “centri storici” non vengono massacrati, ma valorizzati, e dove le strutture sportive occupano aree poco pregiate per aumentarne il valore. Il problema in questa discussione non sono le piste da sci, ma i luoghi scelti per realizzarle. Perché le aree di montagna, anche se all’apparenza sono tutte più o meno ripide e tutte più o meno rivestite di boschi e prati, non sono tutte uguali ed è il caso di cominciare a tenerne conto. E poi, la ricchezza e la varietà di questa terra, famosa per la fantasia delle sue leggende e per il rigore dei suoi statuti regolieri, merita ben più creatività di qualche veloce linea retta tracciata a squarciare i boschi; merita, per far tornare i conti con il passato, con il presente e con tutto ciò che ci circonda, di un impegno ben più corposo e ricco di conoscenze che la ricalcatura di un vecchio disegno. Ma la comprensione di questi meccanismi non è cosa di poco conto. Richiede tempi lunghi e menti sagge e coraggiose, perché ha a che fare con la crescita e lo sviluppo socio-culturale di una comunità. E la nostra comunità, ancora in gran parte priva della coscienza di vivere ai bordi di un’area storico-naturalistica straordinaria, si trova impreparata e debole di fronte a metodi che appaiono in tutti i loro aspetti come veri e propri “colpi di mano” di una speculazione che sfrutta alla perfezione i momenti di crisi per auto-rilanciarsi.

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3 Commenti su Mondeval oggi

  1. letizia palatini ha scritto:

    Hai ragione caro Andrea ma la coppia Bicefali del potere che pensano solo al profitto e gente che ignora la vera ricchezza rappresentata dall’ ambiente che ci circonda fa una brutta coppia. Per questo dobbiamo sensibilizzare , comunicare e diffondere tra la gente qual è il vero guadagno per le generazioni future.

  2. Davide Berton ha scritto:

    Musica per le mie orecchie e per le orecchie di chi ha colto il valore di questi luoghi e la loro importanza. Solo seguendo questa strada potremo camminare a testa ata tra le meraviglie dei monti.
    Speriamo che molti indecisi o incantati dalle sirene dello sviluppo economico, attraverso la devastazione della natura, possano grazie anche a questa scellerata proposta, sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda giusta e capire senza far finta di non sentire il perchè bisogna dire no a questo scempio.

  3. sofia lorenzini ha scritto:

    hai perfettamente ragione,condivido quello che hai scritto.bisogna cercare di vedere lontano…e di ragionare.

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