Pelmo-Mondeval liberi dagli impianti di risalita!

Questo sito intende raccogliere le espressioni di dissenso verso il progetto di impianti sciistici Cadore-Civetta. A tal fine diffonde le conoscenze culturali e paesaggistiche indispensabili per valutare il senso e le conseguenze di tale progetto sulle aree dolomitiche comprese tra il monte Pelmo, l’area di Mondeval e le zone circostanti e dà la possibilità di firmare la Petizione con la quale cercare di fermare questo ipotizzato scempio.
 

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8 agosto 2013, domenica scorsa si è svolta la giornata CAI-TAM a Mondeval.

Intervista a Maria Grazia Brusegan, ideatrice e coordinatrice del progetto nazionale CAI-TAM 150×150°.

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1 agosto 2013, confermata la giornata del CAI-TAM a Mondeval. Mondeval minacciata. CAI, vivere l’ambiente 2013- 17° ciclo. 150 Casi: Eccellenze e Criticità della Montagna Italiana. Mondeval archeologia minacciata, domenica 4 agosto 2013. Programma della manifestazione

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16 luglio 2013, il CAI e la tutela dell’Ambiente montano – 150 casi – eccellenze e criticità della montagna italiana. Mondeval è una delle mete scelte dal CAI per il suo 150° anniversario.

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25 giugno 2013, alcuni giorni fa l’Amministrazione comunale di San Vito di Cadore ha pubblicato questo nuovo sito: www.cednea.it. Realizzato in collaborazione con le Regole di San Vito e l’Union Ladina d’Oltreciusa, tale sito nasce con lo scopo di divulgare la nascita del CEDNEA (Centro Espositivo e di Documentazione Naturalistica, Etnografica e Archeologica) già dalle fasi di ideazione, ricerca e progettazione. Ciò è reso possibile grazie al materiale prodotto dal gruppo di lavoro incaricato di elaborare il progetto e da quello realizzato negli ultimi anni dalle attività di valorizzazione culturale del territorio che l’Union Ladina d’Oltreciusa ha svolto in questa valle.

video
foto
cartografie
note
progetti
reperti
audioguide
web GIS
Cronache dall’Area Studio, Inteviste, Raccolta dati di superficie
 
 

www.cednea.it

 

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16 luglio 2012 - Prima dell’estate, su richiesta delle Amministrazioni Comunali e delle Regole di San Vito e Borca di Cadore, tra le pagine di questo sito abbiamo aperto la petizione ALLARME BOITE, dove, oltre alla raccolta on-line delle firme, venivano pubblicati una serie di approfondimenti scientifici e aggiornamenti tecnici, normativi e procedurali sul tema “centraline Boite”. Oggi ci inseriamo direttamente nella discussione in corso presentando DOSSIER BOITE. In questa ricerca, che abbiamo condotto durante l’estate in collaborazione con l’Associazione Pescatori Sportivi della Valle del Boite, vengono documentati i manufatti visibili oggi lungo l’asse principale del torrente: dalle sorgenti di Cianpo de Cròsc (Campo della Croce), nel comune di Cortina d’Ampezzo, a Perarolo di Cadore, dove il Boite si immette nel Piave.

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7 luglio 2012 - Dopo l’estate, segui il Videoblog delle ricerche GIS su www.cedna.it

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29 giugno 2012 - GIS (geographic indication system).

Gli archeologi Fabio Cavulli e Francesco Carrer, del Dipartimento di Filosofia, Storia e Beni Culturali dell’Università di Trento, continuano il censimento delle evidenze antropiche (GIS, geographic indication system) di alta quota nell’areale di San Vito di Cadore (BL), iniziato l’estate scorsa. Da lunedì prossimo, infatti, per ben tre settimane, percorreranno in lungo e in largo i circa dieci chilometri, in linea d’aria, degli antichi territori delle Regole di San Vito che si estendono, tutt’oggi, tra la Gusela e il Pelmo. Durante alcune fasi di questo censimento saranno affiancati dal gruppo di lavoro del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione dell’Università di Ferrara, coordinato dalla dott. Federica Fontana. Con questa seconda campagna di ricognizione estensiva e intensiva sul campo termina la fase di rilievo dei dati. Tali dati consentiranno, una volta elaborati e analizzati, l’ampliamento e l’aggiornamento delle diverse tematiche storiche e pro-tostoriche legate a questa terra, prima fra tutte quella del pastoralismo, fornendo così una base conoscitiva e informatica ideale per la progettazione del Nuovo Centro Espositivo Multimediale di Documentazione Naturalistico-Archeologica di San Vito. Il censimento, voluto dall’attuale Amministrazione comunale, è seguito dall’Architetto Andrea De Lotto ed è coordianto da Daniele Lucia, quale Presidente dell’Union Ladina d’Oltreciusa.

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20 maggio 2012ESCURSIONE IN AREA DOLOMITICA (guarda il filmato). Il 15 e il 16 maggio, gli studenti del Corso di Laurea in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale dell’Università di Padova, guidati dalla prof. Benedetta Castiglioni, hanno effettuato, in Cadore, una escursione didattica per raccogliere attorno ad un caso di studio alcuni dei temi trattati nel corso di Geografia dell’Ambiente e del Paesaggio.

Attività e temi svolti: - a Pieve di Cadore: l’insediamento del Centro Cadore, l’industria dell’occhiale, gli impianti idroelettrici; esercizio di lettura del paesaggio - a Rizzios di Calalzo di Cadore: gli insediamenti cadorini tradizionali - trekking al Passo Giau (accompagnati dal geologo Emiliano Oddone che ha parlato di geodiversità e delle ragioni della candidatura UNESCO. Incontro con Mauro De Vido: la valorizzazione e gli usi turistici delle aree all’interno del sito - a San Vito (sede CAI): incontro con il Dott. Cesare Lasen, responsabile della Fondazione Dolomiti Unesco: le attività della Fondazione per la gestione del sito Unesco

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16 aprile 2012Stagione flop: 14 milioni di euro in meno. Minella: «Gli incassi crollano rispetto al’anno scorso e salgono alle stelle le spese per l’innevamento artificiale delle piste». Uno tsunami sulla montagna bellunese. Sono le parole utilizzate da Renzo Minella, presidente regionale dell’Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari), per sintetizzare l’andamento della stagione invernale 2011-2012.

dal Corriere delle Alpi, 13/04/2010

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31 marzo 2012CLUB ALPINO ITALIANO, Gruppo Regionale Veneto: osservazioni al Piano Regionale Neve (articolo 7 della legge regionale 21 novembre, n.21. Adozione). Queste osservazioni sono state inviate alla Regione Veneto il 22 gennaio 2010

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10 marzo 2012Proposte per il miglioramento del P.A.T. (Piano di Assetto del Territorio) del Comune di San Vito di Cadore, elaborate dal gruppo Pelmo-Mondeval.

NOTE AL PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO: DOCUMENTO PRELIMINARE (artt. 3, 5, e 15 LR 11/2004) E RAPPORTO AMBIENTALE PRELIMINARE

L’adozione di un nuovo strumento di gestione del territorio deve servire ad orientare in un modo diverso il passaggio non ancora del tutto concluso di San Vito da una società agro-silvo-pastorale storica a una società di montagna moderna compiuta in tutti i suoi aspetti. Ovvero deve contribuire a far convivere la complessità e la pluralità delle risorse sociali, economiche e culturali-paesaggistiche oggi riconosciute come essenziali. Negli ultimi decenni, infatti, questo passaggio è stato gestito da un sistema di sfruttamento dei suoli che, concentrando la sua azione nelle aree residenziali del fondovalle e procedendo con una violenza inarrestabile in un’unica direzione, ha inserito genericità all’interno di un sistema insediativo tipico della regione dolomitica e ha ignorato l’esistenza di un paesaggio culturale vasto e di elevato interesse. Questo epocale passaggio ha così assunto una valenza negativa e ha portato, in generale, a una cruda e netta separazione nel rapporto tra l’uomo e la preponderante geomorfologia nella quale è immerso e, di conseguenza, la sua storia, che su questo rapporto si basava.

Perché questo passaggio possa essere corretto è allora assolutamente prioritario che il PAT prenda atto che il sistema insediativo storico complessivo della valle non può più essere un punto di riferimento, in quanto già irrimediabilmente compromesso, e che la realtà d’oggi si configura nella divisione netta dei suoi spazi: il fondovalle abitato, composto da un’artificialità totale, compatta e ininterrotta, e i restanti 9/10 del suo territorio, occupati da boschi sui versanti, praterie sulle alte quote e rocce. Su questo “stato delle cose”, il Piano di Assetto del Territorio deve poi individuare, senza riproporre contraddizioni o mezze misure che perpetuano ambiguità, ciò che regola oggi il rapporto tra queste due realtà diverse e opposte; deve cioè identificare, per ciascuna di esse, obiettivi, capacità, competenze e sensibilità diverse e coerenti, al fine di valorizzare quella complessità/pluralità accennata all’inizio ed evitare che gli errori del passato si espandano a tutto lo spazio, compromettendo la possibilità di recuperare e sviluppare, finalmente con criteri consoni al periodo storico e all’ambiente in cui ci troviamo, ciò che di specifico resta ancora all’esterno del centro abitato. Per esempio – sempre restando, vista la sede, su temi generali – facendo molta attenzione a non introdurre in maniera indifferenziata anche all’esterno del fondovalle soluzioni che richiedono metodi di sfruttamento della montagna legati all’uso di tecnologie materiali pesanti e impattanti, utili in passato, ma totalmente inadatte ad agire oggi in un ambiente naturale divenuto fragile di fronte all’uso di massa dei suoi spazi; e piuttosto concentrandosi, nei territori esterni al paese, verso la promozione e la realizzazione di uno sviluppo sostenibile e durevole sostanzialmente indirizzato al rispetto delle risorse naturali, alla tutela del paesaggio rurale montano e delle aree di importanza naturalistica e, di conseguenza, anche di valorizzazione delle identità storico-culturali. Insomma, verso un’economia, a medio/lungo termine, basata sull’uso prevalente di sistemi tecnico-culturali immateriali puliti, gli unici in grado oggi di affrontare i delicati meccanismi della natura e dotati, tra l’altro, di un elevato potenziale di sviluppo favorevole a questi scopi.

Il testo proposto dall’Amministrazione comunale, invece, pur riportando, accanto a una serie di frasi preliminari astruse, l’elenco di tematiche culturali, sociali ed economiche note, spesso ovvie, ma del tutto condivisibili, mantiene, addirittura tra le righe destinate ad individuare le politiche di sviluppo sostenibile (pag. 26), l’utilizzo del Piano Neve (anche se accompagnato dall’ambigua precisazione “…Previa revisione…”), con le sue devastanti e anacronistiche conseguenze. È una scelta incomprensibile e inaccettabile per le seguenti ragioni:

  • Riproporre il Piano Neve nel PAT equivale a non scegliere! Questa non-scelta scarica, di fatto, sulle spalle dei cittadini di San Vito il compito di decidere se adottare o no, su queste terre, criteri di sostenibilità ambientali reali e competenti. È evidente che ciò avverrà solo attraverso una lunga serie di compromessi e conflitti sociali prolungati nel tempo, che non garantiscono affatto soluzioni democratiche e all’altezza, in termini di qualità, delle aspettative.
  • Gli strumenti di pianificazione territoriale sovraordinata PTCP e PTRC hanno già definito in modo chiaro ed inequivocabile la vocazione delle aeree “esterne” al fondovalle di San Vito di Cadore. L’introduzione del Piano Neve nel PAT contraddice quindi sia l’intero impianto del Piano, sia gli strumenti di pianificazione che, a varie scale, organizzano e indirizzano il territorio all’interno del quale San Vito si inserisce. Questi strumenti nascono da un’analisi articolata, anche se non conclusa (vanno definiti, ma non sono i soli approfondimenti mancanti in ambito geologico, naturalistico e archeologico, i piani di gestione di dette aree insieme agli altri Comuni o enti territorialmente competenti), elaborata negli ultimi decenni circa i valori storico-ambientali ritrovabili nell’area in discussione, e danno vita a un stretta maglia di conoscenze che ricopre pressoché tutta l’area. Tralasciando in questa sede le non secondarie criticità che questa scelta aprirebbe su quei territori, dovute ai noti problemi di approvigionamento idrico e di sicurezza valanghiva, risulterebbe veramente ridicolo che l’ultimo anello mancante, quello locale, teoricamente il più interessato alle “cose di casa”, ignorasse l’intero sistema di tutele/valori esistente proponendo di sconquassare tutto introducendo elementi totalmente estranei all’indirizzo che, da alcuni decenni, gli è stato dato dalla pianificazione sovraterritoriale; illudendosi di ottenere, magari proponendo “piani economici strategici” che per la loro attuazione richiedono mirabili soluzioni progettuali capaci di “sfruttare” i pochi  “buchi vuoti” di questa rete, “la botte piena e la moglie ubriaca”.
  • La durata del PAT è decennale. Non ha alcun senso quindi, visto il parere contrario espresso più volte su questo tema negli ultimi cinquant’anni dalla comunità locale, inserirlo in questa tornata. Simili prese di posizione della comunità locale non possono avere valore transitorio, anche perché svilirebbero completamente il ruolo di chi le ha sostenute. Tali scelte determinano, in una società sana e corretta, decisioni la cui durata ha valore temporale quantificabile, come minimo, a medio termine/lungo termine, oltre a contribuire a formare quella fondamentale componente della complessità moderna che è la profondità storica.
  • Il territorio geografico del Comune di San Vito di Cadore possiede una particolarità unica e rara; rientra per i 9/10 in zone SIC o ZPS – ambito per l’istituzione del parco-riserva naturale regionale SIC IT3230017 MONTE PELMO MONDEVAL FORMIN – ambito per l’istituzione del parco-riserva naturale regionale ZPS IT3230081 ANTELAO MARMAROLE SORAPIS. Se San Vito decide di non proteggere quelli che universalmente vengono riconosciuti come alcuni tra i più affascinanti paesaggi delle Dolomiti significa che i beni culturali e paesaggistici italiani possono essere alterati per ragioni di solo mercato e che quindi, da quel momento, sono tutti a rischio. L’utilizzo del territorio non deve intaccare l’integrità del capitale natura, ma deve sfruttare gli interessi che esso genera.
  • Decidere che l’applicazione rigorosa di uno sfruttamento sostenibile a quelli che universalmente vengono riconosciuti come alcuni tra i più affascinanti paesaggi delle Dolomiti non interessa alla comunità, significa anche dire che una parte della sua popolazione, che su questi temi, prioritari oggi su tutto il Pianeta, si sta formando, resterà esclusa, e quindi, di fatto, espulsa, dal processo di trasformazione del paese, per lasciare spazio, ancora una volta, a criteri e interessi obsoleti e corporativistici.
  • Il Piano di Assetto del Territorio – Rapporto Ambientale Preliminare, nel paragrafo dedicato al Paesaggio e ai Beni Culturali (pag. 43) indica la “… carenza di studi…” riguardanti l’analisi del paesaggio a livello locale come un problema da risolvere per redigere adeguatamente la Carta della Trasformabilità, sulla base dei principi fondanti la Convenzione Europea del Paesaggio; facciamo tuttavia notare che la stessa Amministrazione Comunale attuale sta realizzando un censimento analitico georeferenziato delle tracce antropiche presenti sulle praterie storiche di questo territorio. Nonostante tutto ciò il PAT non fa riferimento a queste ricerche in corso, benché i loro risultati siano indispensabili per completare quella rete di conoscenze più volte accennata e poter quindi capire come impostare al meglio lo sviluppo sostenibile di questa parte del territorio comunale.

Per tutti i motivi sopra elencati, ci sembra opportuno chiedere la sospensione dell’iter di elaborazione del PAT in attesa della realizzazione e della conclusione delle ricerche sopracitate e l’eliminazione del Piano Neve dal PAT.

il gruppo Pelmo-Mondeval

P.A.T. – Piano di Assetto del Territorio Comunale di San Vito di Cadore

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26 agosto 2011 -Fondazione Dolomiti UNESCO. Si deve cambiare passo, investire nella società e condividere le scelte. Comunicato stampa di mountainwilderness Italia.

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2 agosto 2011 - DI CHI SONO LE ALPI? Convegno internazionale sulla montagna, 22-24 settembre 2011, Alleghe (Belluno, IT), Comunità Montana Agordina


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31 luglio 2011Messner avvisa i bellunesi: «Non svendete queste case rappresentano un tesoro»

L’ex alpinista a ruota libera sul futuro della montagna. «Servono più turisti, però maggiormente consapevoli»

di Francesco Dal Mas CIBIANA. «Cari bellunesi, non vendete le vostre case in montagna. Rappresentano un tesoro, come i masi in Alto Adige. Le seconde case sono la negazione dello sviluppo». Reinhold Messner sale sul Rite per la festa delle Dolomiti, che coincide con quella dei murales, a Cibiana. Lo accompagnano Matteo Toscani, vicepresidente del consiglio regionale, il sindaco Zandanel e numerosi assessori comunali, l’ex sindaco Guido De Zordo. Subito s’interessa del monte Pizzocco, «perché è sacro e sto indagando tutte le montagne sacre del mondo». La montagna di che cosa ha oggi più bisogno? La crisi è nera, quest’ estate.

«La montagna ha bisogno di un rallentamento delle molteplici attività che vi si svolgono, per ripensarle. Ha bisogno di tranquillità e silenzio». Di meno turisti, quindi? «No, di più turisti, ma più consapevoli». Quelli delle seconde case non lo sono? «Il futuro della montagna sta nel maso, che coniuga bene agricoltura e turismo». Ma qui non c’è il maso. «Avete però le case. Ma non vendetele; anzi, non svendetele. Tra i 500 ed i 2 mila metri c’è una montagna abbandonata, da recuperare coi residenti che fanno insieme i contadini e gli operatori turistici». Si dice, bisogna innovarsi. Avanti con l’elicottero? «No, l’elicottero in montagna proprio no. Se non per le emergenze. I Comuni ne proibiscano il sorvolo». E le autostrade? «Nemmeno, salvo il prolungamento dell’A27». Fino a dove? «Non certo fino a Dobbiaco. Nemmeno fino a Cortina. Basta arrivare a Macchietto, o poco sopra. Non importa se il presidente Zaia si piglia la maglia nera da Legambiente. I chiacchieroni… lasciamoli chiacchierare beati».

Quelli che lei chiama i “chiacchieroni” stanno protestando oggi contro la terrazza in cima alla Marmolada per i disabili. «No, è un di più, inutile, che non si deve fare. I disabili hanno tutto il diritto di arrivare in cima. Ma c’è la funivia. Su queste vostre montagne non c’è bisogno di nessun altro impianto. Dovete opporvi a qualsiasi progetto. A meno che non siano di utilità ed intelligenti come quelli dell’avvicinamento autostradale. Ma sapete quanto risparmiate in CO2 senza le code di auto che attraversano il Cadore?». Un altro progetto ad hoc? «Il ponte di Cibiana, al momento più urgente ancora della funivia. E se lo dico io…». Veniamo ai passi: vanno chiusi alle auto? «Sì, secondo determinati orari. Ed è bene che si cominci con la sperimentazione intorno al Sella. Alla luce di questa esperienza si agirà altrove. Io vedrei le strade delle Dolomiti utilizzate ad ore per le auto, le moto, chi va a piedi, chi in bicicletta. Per la verità le moto stanno diventando troppo pericolose. E se proprio non vogliamo vietarne il passaggio, almeno adottiamo un codice di comportamento più stringente». La Fondazione per le Dolomiti patrimonio Unesco? «C’è troppa burocrazia. E. in ogni caso, basta chiamare quassù tutti i turisti del mondo. Non siamo Disneyland…».

Corriere delle Alpi, 31 luglio 2011

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11 luglio 2011PROGETTARE IL FUTURO A SAN VITO. Un film di Valentina Porcellana e Fabrizio Trematore (1:08:52), realizzato in occasione del 47° Corso di Cultura in Ecologia, a cura del Centro Studi di Cultura Alpina,  6-8 giugno 2011, San Vito di Cadore (BL).

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9 giugno 2011 - ATTI DEL 47° CORSO, 2011, Sviluppo socio-economico delle Alpi nel terzo millennio: una minaccia per le risorse naturali? (versione .pdf, 7 Mb)

A CURA DI
Vinicio Carraro e Tommaso Anfodillo
DIRETTORE DEL CORSO
Tommaso Anfodillo
ENTI PATROCINATORI
Provincia di Belluno, Comunità Montana Valle del Boite, Comune di San Vito di Cadore
IN COLLABORAZIONE CON
Fondazione G. Angelini, Centro Studi sulla Montagna

 
SOMMARIO DEGLI ATTI
CITTÀ E MONTAGNA: L’UNICO TURISMO POSSIBILE
Enrico Camanni
DOLOMITI PATRIMONIO DELL’UMANITÀ:
LA DIFFICILE STRADA DI UNA CANDIDATURA
Franco Viola
OLTRE LE ALPI…
BIODIVERSITY CONSERVATION AND ECOSYSTEM SERVICES OF TROPICAL
MONTANE REGIONS OF COSTA RICA: A NEW CONSERVATION PARADIGM
Fabrice De Clerck
WINTER TOURISM AND CLIMATE CHANGE:
IMPACTS ON ALPINE VEGETATION AND RESOURCE USE
Christian Rixen
SKIING AND ALPINE VEGETATION
Christian Rixen
L’ECONOMIA AGRO-SILVO-PASTORALE DELLA MONTAGNA ALPINA TRA
CONSERVAZIONE DELLE RISORSE NATURALI ED ABBANDONO: QUALI MODELLI DI
SVILUPPO E QUALI OPPORTUNITÀ?
Paola Gatto
LE TRASFORMAZIONI TERRITORIALI NELL’EVOLUZIONE SOCIO ECONOMICA DEI
TERRITORI MONTANI: RISCHI ED OPPORTUNITÀ
Diego Cason
ATTIVITÀ ZOOTECNICHE ED INTEGRAZIONE TURISTICA SULLE ALPI
Luca Battaglini
LE PROPRIETÀ COLLETTIVE DELL’ARCO ALPINO:
UN ESEMPIO DI GESTIONE EFFICIENTE DELLE RISORSE NATURALI
Elisa Tomasella
IL TURISMO SOSTENIBILE NELLE ALPI E IL RUOLO DEI PARCHI
Claudio Ferrari
A SPATIAL AGENT-BASED MODEL TO EXPLORE SCENARIOS OF ADAPTATION TO
CLIMATE CHANGE IN AN ALPINE TOURISM DESTINATION
Stefani Balbi, Pascal Perez, Carlo Giupponi

 

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22 maggio 2011 – L’assemblea straordinaria della Regola Generale o Granda, chiamata ad esprimere il proprio parere in merito alla disponibilità del territotio regoliero richiesto dall’Amministraziione comunale per la creazione del Nuovo Comprensorio Sciistico Cadore-Civetta, si è così espressa:

Iscritti alla Regola 302

Presenti 247

No 122

Si 117

Astenuti 8

Per deliberare favorevolmente era richiesto il voto positivo del 75% dei presenti.

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16 maggio 2011, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PADOVA, CENTRO STUDI AMBIENTE ALPINO Luciano Susmel, San Vito di Cadore. 47° Corso di Cultura in Ecologia 6-8 giugno 2011. Sviluppo socio-economico delle Alpi nel terzo millennio: una minaccia per le risorse naturali? Informazioni e iscrizioni online.

Quest’anno il tema del Corso di Cultura in Ecologia è incentrato su come poter garantire lo sviluppo socio-economico cercando di preservare la ricchezza di patrimonio naturalistico che caratterizza tutte le aree alpine.
E’ noto che in molti casi lo sviluppo socio-economico è transitato attraverso un significativo consumo di risorse naturali (basti pensare al notevole sviluppo urbanistico delle cosiddette “seconde case” nei decenni passati) che non ha portato ad un miglioramento sensibile delle condizioni economiche dei residenti in montagna.
E’ importante, quindi, cercare di trovare nuove soluzioni di sviluppo che garantiscano una remunerazione maggiore alle popolazioni di montagna senza portare ad un deterioramento del prezioso capitale di “natura” che ancora è presente nelle zone alpine.
Il Corso vuole riunire esperti di diverse discipline (economisti, ecologi, sociologi, antropologi) in grado di proporre e di presentare casi studio ed esperienze efficaci di possibili strategie di sviluppo in aree di montagna. (testo estratto dal programma del corso)

PROGRAMMA DEL CORSO

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6 maggio 2011Alla vigilia del decisivo voto che le Regole esprimeranno sul nuovo progetto di collegamento sciistico intervallivo, il gruppo di lavoro che gestisce questo sito ha protocollato, presso il comune di San Vito, la richiesta ufficiale di archiviazione del progetto Cadore-Civetta. A sostegno di tale invito, sono stati integralmente allegati tutti i contributi scientifici, culturali e i commenti giunti sino al 29 aprile 2011.

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5 maggio 2011 - Mountain Wilderness Italia. Dolomiti UNESCO: informazione e partecipazione. Le carenze delle Fondazione. Si investe nel modello basato sul consumo del territorio.

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3 aprile 2011, presso la sede delle Regole di San Vito di Cadore in via Annibale De Lotto 19, si è svolta l’assemblea straordinaria per rispondere alla domanda del Comune di San Vito di Cadore in merito alla disponibilità dei propri terreni per il collegamento Valboite Valfiorentina da parte della Regola di Chiapuzza e Costa. Tale Regola è coinvolta per il 3% nel progetto, ma regolieri che la compongono sono comproprietari a mani riunite secondo il diritto germanico della Regola Generale, anch’essa coinvolta ed interessata al progetto. Si aggiunge inoltre che i proprietari privati nell area Pras de Izhe, area anch’essa coinvolta nel progetto, sono in massima parte regolieri di Chiapzza e Costa. Ne segue che tale NO ha un peso molto maggiore del relativo 3 % della Regola di Chiapuzza. un no quindi che può valere come 3 NO.

L’assemblea ha visto un alto numero di partecipanti (81 %), segno che l’argomento era molto sentito.
Dati finali della votazione, definibile come plebiscitaria:
Regolieri iscritti all’anagrafe di Chiapuzza e Costa n° 79
Regolieri presenti all’assemblea n° 64, di cui 22 deleghe.
Voti a favore n° 16
Voti contrari n° 46
Astenuti n° 2
Per passare, ovvero per concedere la disponibilità dei terreni, c’era bisogno del voto favorevole del 75% dei regolieri. I sedici voti favorevoli rappresentano solo il 25%
Risultato finale: la Regola di Chiapuzza e Costa non da la disponibilità dei terreni per il progetto Cadore-Civetta.

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29 marzo 2011 – Comunicato sezione CAI San Vito di Cadore

Il Consiglio Direttivo del Club Alpino Italiano Sezione di San Vito di Cadore, ha esaminato e discusso il progetto di collegamento sciistico Cadore-Civetta al fine di esprimere una propria posizione in merito.

Al termine della discussione, dopo un ampio confronto di posizioni non del tutto univoche e in alcuni casi divergenti, si è ritenuto di condividere una generale indicazione di contrarietà  al progetto motivata dal ruolo e dalla storia del sodalizio CAI, come stabilito nel suo statuto,  la cui principale e storica funzione è quella di difendere la naturalità dell’ambiente montano.

Resta inteso che questa posizione lascia assoluta e completa libertà di pensiero ai soci e simpatizzanti.

Anche nel corso dell’assemblea annuale, svoltasi il giorno 26 marzo scorso, è stato trattato l’argomento confermando la posizione precedentemente assunta dal direttivo sezionale.

Il Presidente della Sezione

Renato Belli

CLUB ALPINO ITALIANO

SEZIONE DI SAN VITO DI CADORE, Corso Italia n. 92/94, 32046 San Vito di Cadore

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13 marzo 2011, mentre sotto il Pelmo si svolgeva la Manifestazione organizzata da Mountain Wilderness a sostegno del movimento di opposizione al progetto Cadore-Civetta, la petizione aperta su questo sito superava le 2000 firme!

Il Gruppo di Lavoro di San Vito di Cadore che cura il sito “Pelmo-Mondeval liberi dagli impianti” ringrazia tutti in un virtuale abbraccio. Un numero così alto di firme ci sostiene e ci determina sempre più a proseguire nell’obiettivo di fermare questo progetto di collegamento sciistico, che costituisce un grave danno ambientale, economico, culturale  e  sociale per le Alpi, le Dolomiti, per San Vito, per i suoi abitanti e per tutti voi che apprezzate questa natura ancora incontaminata. Grazie di cuore. Il Gruppo di Lavoro.

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QUASI 200 CITTADINI contro il collegamento sciistico San Vito- Monte Civetta. Nonostante la nevicata, domenica 13 marzo incredibile sostegno alla manifestazione promossa da Mountain Wilderness.

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Mountain Wilderness: osservazioni preliminari allo Studio di fattibilità del nuovo comprensorio sciistico Cadore – Civetta della società Impianti SCOTER S.R.L. Proposta di riconversione territoriale.

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VENGONO PUBBLICATI SOLO COMMENTI FIRMATI CON NOME E COGNOME

214 Commenti su Pelmo-Mondeval liberi dagli impianti di risalita!

  1. Franco Bono ha scritto:

    abitanti di San Vito , aprite gli occhi ! svegliatevi ! non capite che avete perso le occhialerie , che i gelati li fanno buonissimi anche in Africa , che a Cortina ormai ci vanno solo i russi ? quando accendete la tv o leggete i giornali , come mai sentite parlare di continuo di salvezza che passerà solamente attraverso la crescita e lo sviluppo ? e voi avete rifiutato il collegamento sciistico con lo Zoldano !! a Zoldo, dove già hanno un bellissimo comprensorio e proprio per questo ne capiscono il valore , sono favorevoli a collegarsi con San Vito , ma San Vito che non ha nulla , no ! la poca gente che ancora ha soldi da spendere va richiamata , non respinta ! perchè in Badia , in Gardena, ad Alleghe , in Pusteria c’è tanta gente anche in bassa stagione , ed in Cadore no ? perchè in queste valli ti coccolano , ti offrono novità , aumentano l’offerta là dove hanno già tutto ( sanvitesi , sapete che a Plan de Corones hanno fatto arrivare una pista con relativa cabinovia di risalita dentro una stazione ferroviaria ? andate a vedere cosa fanno gli altri……)!
    altrove ti coccolano , ti lusingano ,sei il benvenuto , mentre in Cadore spesso il turista ha l’impressione di …dare fastidio !
    Comunque , peggio per voi , e purtroppo ancor peggio per il futuro dei vostri figli e nipoti . Oggi il turista va dove trova il meglio ,perchè è attento nella spesa e nella scelta ;il concetto di “meglio” è rafforzativo di “buono” , il che significa già avere qualcosa : in Cadore invece siete due livelli indietro , cioè al non avere …. nulla . Pensateci .

  2. Edoardo Nannetti ha scritto:

    Sono ospite di S. Vito come turista da circa 40 anni. Quando ho sentito del progetto sciovia mi si sono rizzati i capelli in testa. Poi ho visto che a S. Vito la partecipazione dei cittadini e il suo stupendo sitema regoliero di gestione collettiva dei ben comuni hanno dato vita ad un’intelligenza collettiva che ha bolccato il progetto. Di questa intelligenza fa parte anche chi era favorevole, perchè occorre guardare tutte le opzioni con senso critico. Secoli di vita regoliera sono oggi modernissimi sui temi della difesa del territorio. Ora credo sia necessario affrontare la questione crisi con occhi nuovi e con grande fantasia, senza voltarsi indietro su una decisione che è stata saggia. Provate a riflettere su modelli di turismo alternativi, valorizzate la vostra agricltura anche come risorsa turistica, valorizzate le vostre tadizioni culturali (un urista viene più volentieri se si sente il calore di una comunità e non solo impianti sciistici). Organizzate festival sulla cultura della montagna, sulle fiabe popolari ed il loro significato, fate fattorie didattiche ecc. La stessa vicenda della decisione che avete preso sulla proposta degli impianti può costituire un valore aggiunto: vi assicuro che è stata seguita in tutt’Italia. Provate a far diventare S.Vito un centro di riflessione sul territorio, la nuova agricoltura, il nuovo turismo, anche con convegni o cose simili. Mi rendo conto che io sto a Ferrara e voi siete lì con i vostri problemi: ma la mia non è presunzione bensì il desiderio di suggerire qualcosa e di trasmettere un po’ di energia perchè tutto il paese, unito, riprenda la via. E’ il grande amore che porto a questo paese magnifico ed alla sua gente.
    Edoardo

  3. Ludovico De Lotto ha scritto:

    A sei mesi di distanza dal voto dell’Assemblea Regoliera che ha respinto la richiesta di disponibilità dei terreni presentata dalla nostra Amministrazione per la realizzazione del nuovo comprensorio sciistico Cadore – Civetta, desidero proporre alcune considerazioni.
    Ricordo innanzitutto le motivazioni che in occasione dell’assemblea alcuni avevano portato a giustificazione della loro contrarietà.
    Si era detto che lo sci non rappresenta più un settore su cui investire, che il futuro fosse rappresentato piuttosto dal ritorno all’agricoltura e che quindi si sarebbe dovuto agevolare chi vuole investire in aziende agricole o simili.
    Bene, peccato che nel frattempo, in un periodo di redazione del nuovo PAT come questo, nessuno si sia fatto vivo con richieste di questo tipo, preferendo invece chiedere nuovi terreni fabbricabili a destinazione residenziale. D’altronde chiunque può verificare che fine hanno fatto buona parte di quei volumi che in passato erano stati spacciati per stalle o agriturismo.
    Altri partecipanti all’assemblea, avevano dichiarato che, cito uno per tutti l’ex sindaco, diventato anche lui contrario per l’occasione, “…i Sanvitesi devono ambire a qualcosa di meglio che passare i seggiolini ai turisti…” e che, “…piuttosto che sullo sci, ormai in crisi, bisogna puntare sulle energie rinnovabili”. Come se lavorare sugli impianti non fosse un’occupazione dignitosa, che nel recente passato ha permesso a più di qualche famiglia sanvitese di vivere onestamente. E come se le energie rinnovabili garantissero posti di lavoro come l’economia turistica.
    A proposito di energie rinnovabili, tutti ricorderanno come il progetto del nuovo comprensorio abbia scatenato varie associazioni ambientaliste e abbia fatto nascere a San Vito addirittura un “gruppo di lavoro” che aveva l’obiettivo di “salvare il Pelmo e Mondeval dagli impianti”. Ora mi chiedo, come mai gli stessi che allora parlavano di impatto ambientale insostenibile oggi non dicono neanche una parola sul progetto, in avanzato stato di approvazione, di grande presa d’acqua sul torrente Boite per fini idroelettrici da parte di Enel e En&En che praticamente prosciugherà da dopo Cortina a prima di Vodo il torrente che dà il nome alla nostra valle? Fanno a finta di non sapere? Mi sto convincendo che un certo tipo di ambientalismo si muova solo se spinto dai propri piccoli tornaconti e che sia pronto ad obbedire ai più forti quando gli interessi economici in gioco sono rilevanti. Peccato che, con ragionevole certezza, degli enormi proventi della mega centralina sul Boite qui non rimarranno neanche gli spiccioli e noi ci troveremo, in questo caso si, altro che con le piste Rocchette, “becchi e bastonati”.
    Un altro aspetto che voglio sottolineare è quello dei tanto promessi “progetti alternativi” che alcuni oppositori degli impianti dicevano di essere in grado di proporre. Zero assoluto, dal giorno successivo all’assemblea e alla conseguente notte di festeggiamenti a Chiapuzza, tutti sono precipitati nel consueto menefreghismo.
    Nel frattempo naturalmente la nostra situazione turistica è peggiorata di giorno in giorno, continuano a calare le presenze, dall’assemblea di maggio ad oggi hanno chiuso definitivamente il lavasecco, un fruttivendolo, un ristorante, un’agenzia immobiliare (!), so che alcuni gestori di locali pubblici cederanno l’attività a breve, i nostri appartamenti rimangono spesso sfitti anche in alta stagione, praticamente tutti gli operatori economici si lamentano della carenza di lavoro, dagli artigiani agli albergatori. E tutto questo semplicemente perché la gente va altrove, dai nostri concorrenti (se possiamo ancora considerarli tali) che continuano a migliorare la loro offerta turistica, investendo anche negli impianti di risalita. Senza scomodare la nuova cabinovia con annessa pista, stazione ferroviaria e parcheggio multipiano che da Perca (950 m s.l.m.) sale a Plan de Corones, basta guardare ai nostri vicini del Civetta che inaugurano proprio in questi giorni la nuova cabinovia ad Alleghe (oltre 8 milioni di euro) o il nuovo skilift a Selva (mezzo milione di euro).
    Ribadendo quindi che chi crede nel geoturismo e nell’immersione psicofisica è ora libero di farsi avanti con delle proposte concrete e magari di metterle anche in pratica, così da evitare la chiusura degli alberghi e dei negozi, concludo esprimendo la frustrazione di un assessore al turismo che assiste impotente alla lenta agonia di quell’economia turistica che potrebbe invece rappresentare la nostra vita.
    Rimane naturalmente invariato l’impegno quotidiano, mio e della nostra Amministrazione, per migliorare quello che abbiamo e per sostenere ogni iniziativa in questo senso.
    Ludovico De Lotto
    Assessore al Turismo

  4. Andrea Menegus ha scritto:

    Dall’unica lettera di S.Andrea Esaposto-lo ai sanvitesi:”Fratelli,avete tutti lottato per la vostre idee.Girate pagina(diFB)e calmatevi tutti,accettando le opinioni altrui e l’esito del voto.Famiglie e Amici divisi,come con la De Filippi.Tutti vivete qui e volete il bene del paese oggi e domani.Lasciate l’ascia(di guerra)e accettate l’accetta(della collaborazione),guardate al futuro con speranza e lavorate sulle cose che vi uniscono non su quelle che vi dividono”

  5. Andrea Menegus ha scritto:

    Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui.
    Ezra “Guol” Pound

  6. Andrea Menegus ha scritto:

    Art. 9

    La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

    Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione

    • Erwin Kostner ha scritto:

      Mi dispiace molto, per gli amici cadorini che ci credevano tanto, che il progetto di collegamento venga bocciato prima di nascere dagli stessi cittadini che ne avrebbero beneficiato (o meglio da una parte minoritaria degli stessi).
      E’ avvilente e grottesco veder bloccare sul nascere un progetto (con un iter di avanzamento già di per se difficile) di rilancio e richiamo turistico per beghe personali/tornaconti elettorali interne a una piccolissima comunità.
      L’unico lato positivo di questa storia , secondo il mio parere, riguarda proprio la Regione confinante del Trentino Alto Adige, non tanto per la mancanza di una possibile concorrenza, ma per l’insostenibilità delle tesi, da ora in avanti, che queste Province Autonome prosperino solamente per i contributi che ricevono, vorremo venire sotto BZ o TN e così anche noi…., concorrenza sleale e via dicendo.
      No ! bisogna prenderne atto, esiste una marcata differenza di pensiero, di visione della vita, di valori : da una parte gli intrallazzi economici/politici, che comunque ci sono, passano in secondo piano difronte al Bene Comune, dall’altra parte (e parlo per la quasi totalità dell’Italia) questo non avviene e si perseguono gli interessi privati a qualunque costo con risultati spesso e volentieri devastanti.
      I 150 anni dell’Italia non sono stati festeggiati dalla Provincia di Bolzano, perchè non corrispondevano alla Sua storia.
      Pensavo fosse stato uno sbaglio, debbo ricredermi.

      Kostner Erwin

  7. Maurizio Masucci ha scritto:

    Sono un amante della montagna, dei suoi abitanti, dei suoi animali, della sua natura.
    Ma amo anche lo sci, con i suoi inevitabili impianti di risalita.
    Credo però che questi ultimi siano già abbastanza in tutto l’arco alpino. La stessa montagna è satura ed a fatica riesce a sopportare lo stress della presenza di migliaia di sciatori ad ogni inverno. Infatti non è solo un problema di impianti, ma di presenze, di inquinamento “indotto”. Conosco bene la zona del Pelmo e sarebbe un vero peccato intaccare un ecosistema già precario, vista la vicinanza con il Civetta. Mi auguro che si trovi la forza di dire no all’ennesimo sfruttamento improprio della montagna. Ci sono tante tante altre opportunità di promuovere il turismo sotto altre forme, facendo business, ma in maniera molto più indolore. Si può fare, basta volerlo.
    Per coloro che hanno in mente solo e soltanto impianti, sappiano che ormai le file, lo stress, le attese e lo smog che attendono gli sciatori sulle nostre montagne, provocheranno un “rigetto” da quei clienti che salgono fin lassù per evitare file, stress, attese e smog di regola nelle grandi città.
    Non tirate troppo la corda…è un consiglio da uno che ama la montagna e ama anche sciare. E non risolverete il problema aumentando la portata oraria delle vostre seggiovie o cabine, tanto poi le file si riverseranno ai rifugi o nei paesi a valle. Per non parlare del mega affollamento e pericolosità delle piste.
    Pertanto ve lo dico prima da cliente e poi da amante della montagna, lasciate perdere…
    Saluti.
    Maurizio

  8. Christian de Dampierre Raimondi ha scritto:

    In difesa dei valori storici del paese, della integrità del suo territorio, sarebbe auspicabile un ruolo assai più importante per il Ministero dell’Ambiente, che certamente non svolge un ruolo meramente decorativo, ma, bensì, fondamentale nel delineare un sistema legislativo capace di efficacemente tutelare il patrimonio ambientale, insieme alle opportunità di lavoro legate alla salvaguardia di tali risorse ambientali. Infatti, turismo sostenibile, parchi naturali, agriturismo, insieme alla rivalutazione di antiche attività artigianali, possono offrire molte opportunità di lavoro, se sostenute da una ben determinata volontà politica. Inoltre, in un paese che funziona, vi è sempre, anche in periodo di crisi, una imprenditoria privata capace di rinnovarsi, e il pubblico impiego, per quanto riguarda amministrazione, ordine pubblico, forze armate, scuola e sanità. Si veda, ad esempio, il Trentino-Alto Adige, dove vi sono collaudate stazioni sciistiche, ma anche ampie zone di foreste incontaminate dove si pratica un turismo sostenibile. Ed è bene non alterare questo equilibrio per salvaguardare la bellezza dei luoghi e per il motivo che non mancano strutture in deficit a carico della collettività.
    Per quanto riguarda la zona Pelmo-Mondeval, conforta davvero il parere negativo (riguardo il deleterio progetto degli impianti di risalita) degli Istituti Regolieri di Chiapuzza e Costa, come il parere negativo, a grande maggioranza, della sezione del CAI di S. Vito di Cadore.
    Sorprende, invece, che non vi sia, a quanto è dato di sapere, un parere ufficiale da parte della sezione bellunese del WWF. Tanto più che essendo sorta una questione analoga, molti anni fa, quando gli impianti di risalita erano assai meno invasivi di quelli megagalattici di oggi, si era addivenuti, dopo lunghe discussioni, sempre ad una decisione contraria, e al decreto del ministro dell’ambiente Ruffolo. Tale decreto, che evidenziava l’alto valore naturalistico di tutta la zona del Pelmo e dintorni, era del tutto rispettoso del dettato costituzionale che intende tutelare l’economia sostenibile e l’integrità delle zone montane.
    Ora vi è chi dice che tale decreto legislativo sia da considerarsi decaduto.
    Pertanto, mi sia permesso rivolgermi a tutti coloro che hanno a cuore la storia millenaria del nostro paese e che davvero non intendono svendere le risorse culturali e ambientali del territorio ad una speculazione affaristica sempre più distruttiva e incurante delle leggi, per invitare, in nome dell’autodeterminazione dei cittadini residenti e della difesa dei paesaggi della memoria, a sottoscrivere e diffondere la petizione “Pelmo-Mondeval, liberi da impianti di risalita”.
    Per solidarietà, invito pure a sottoscrivere la petizione http://www.sos275.it, per salvare gli ulivi centenari del Salento dal progetto di una super strada, il cui tracciato può essere agevolmente modificato, evitando tale insensato sciempio, culturale e ambientale insieme.
    Infine, mi sia permesso invitare a partecipare assolutamente al voto referendario del prossimo giugno, contro il nucleare, per l’acqua pubblica e in difesa dei Diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione repubblicana.

  9. Michele Da Villa ha scritto:

    Sono sufficenti gli impianti di risalita che già ci sono…..anzi a dire il vero sono perfino troppi….Viva la montagna libera!

  10. Andrea Menegus ha scritto:

    Sinceramente non capisco il senso dell’intervento del sig. Verdini Mario. Pur comprendendo le ragioni del si, quelle del no sono assai più concrete, e tangibili. Definire ottuse e retrogade le persone che con coraggio affermano il proprio dissenso a tale progetto mi sembra alquanto offensivo.Inoltre accusare le stesse di essere contrarie allo sviluppo del paese è assurdo. Completamente assurdo. Opportuno sarebbe, una volta archiviato tale progetto, ragionare assieme sulle reali e fattibili opportunità di sviluppo della valle e concertare con gli enti competenti gli interventi possibili che possono portare reali benefici senza eventuali rischiose contropartite.

  11. Mario Verdini ha scritto:

    Siamo un paese vecchio, conservatore che si oppone a ogni innovazione proposta da chicchessia. Una miriade di lacci, paletti, interessi personali e locali, lobby e normative medievali ci impediscono di crescere come nazione e come cittadini. In un periodo di crisi, nel rispetto della natura (rispetto inteso come senso civico e non come interesse personale o locale per lucrare qualche migliaia di euro in più) screditare una iniziativa simile e’ criminoso prima che stupido, rinunciando a nuovi posti di lavoro destinati a durare per sempre. Chi ha la pancia piena oggi per il troppo benessere dovrebbe pensare al futuro sopratutto dei giovani ai quali, a loro insaputa, verranno negati tutti quei privilegi concessi oggi troppo facilmente a una moltitudine di persone. Liberi dagli impianti di risalita, liberi dalle piste di sci, liberi dai turisti, magari meridionali e terroni, liberi di distruggere il vostro futuro, liberi di tornare a mangiare polenta e fave, liberi di vivere isolati dal mondo che vostro malgrado continua a crescere, un mondo che se ne frega delle vostre delibere e sposta il centro del turismo in altre zone più attrezzate e più accoglienti.
    Ho sentito parlare tanto di ecologia nei commenti, ma chi vuole più fare il contadino? Questo dovrebbe essere il punto di partenza per risanare il territorio. Il contadino e’ il primo anello della catena ecologica in montagna, che si cura di mantenere e controllare i piccoli smottamenti, gli alvei dei torrenti, tagliare la legna lì dove necessario, risistemare i viottoli dopo un temporale, falciare l’erba, governare le acque sorgive ecc. ecc. cioè gestire quella sua porzione di territorio contro le calamita’ dovute alla trascuratezza.
    Quanti dei votanti sono contadini o desiderano esserlo. E’ facile essere ecologisti a parole e poco nei fatti. Non vedo più vecchi ottantenni piegati in due perché hanno passato tutta una vita a lavorare la terra. Per loro fortuna hanno trovato altri mestieri meno faticosi grazie sopratutto al turismo e al suo indotto. Potrei continuare ma chi vuol capire ha già compreso, gli altri beh, alcuni sono teste di legno, altri hanno la loro ragione o tornaconto per opporsi, magari solo per puntiglio.

    • Emmanuele Novo ha scritto:

      Probabilmente è proprio chi non ha nessun tornaconto a opporsi a questo progetto.
      Al contrario i pochi che hanno reali tornaconti (direi grossi tornaconti) sono favorevoli a questa tipologia di turismo. A tal proposito trovo interessante questo articolo http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-04-24/morbo-baumol-malattia-italiana-081022.shtml?uuid=AaAwTbRD che parla proprio del concetto di economia che si vuol portare avanti con questo tipo di idee e concetti lontani da impegni seri e guadagni a misura d’uomo.
      In più (io non sono Sanvitese però) se volete offrirmi un lavoro da agricoltore corro immediatamente. Si guadagnerà meno, si faticherà sicuramente di più, ma avrò la coscienza a posto, a differenza di chi pensa a guadagnare sulle spalle di chi non ha i mezzi economici per intraprendere un’attività imprenditoriale redditizia e, ricordiamolo in questi tempi, soprattutto onesta.
      Onestà non significa solo seguire le regole ma agire anche con coscienza e non continuare a proporre dei sistemi economici autodistruttivi a lungo termine. Con questi sistemi di guadagno si arricchisce chi per primo “munge” queste situazioni e ai propri figli, nipoti etc. non resta più nulla.

  12. Christian de Dampierre Raimondi ha scritto:

    Attraversiamo, non vi è dubbio, un periodo di profonda crisi economica, di cui non si arriva a scorgere la fine. Non si sente più la parola d’ordine, di alcuni anni fa, in voga presso non pochi imprenditori, “meno Stato e più impresa”. Il ministro dell’economia auspicherebbe una rifondazione dell’IRI.
    Durante la grande crisi del 1929, in un paese capitalista come gli USA, risultò determinante, per dare un decisivo impulso alla ripresa economica, l’iniziativa statale in settori strategici di pubblica utilità, attraverso importanti e ben mirati interventi.
    Ma, attualmente, nel nostro paese non vi è alcuna iniziativa governativa per lo sviluppo, poiché non si intende sostenere neppure l’occupazione nell’ambito statale (ovvero una buona parte dei mestieri di sempre, insieme all’artigianato e al piccolo commercio)), in importanti e vitali settori quali la sanità, la scuola, l’amministrazione pubblica, la ricerca scientifica. Non si intende, così, garantire, in alcun modo, un futuro alla Nazione intera, e alla stessa impresa privata, attraverso una attenta programmazione economica e un attento impiego delle risorse, nello spirito della Legge fondamentale dello Stato, in difesa della dignità umana e dei diritti del cittadino, come dei suoi doveri.
    Dunque, si potrebbe davvero dire che “meno Stato significa anche meno impresa”, in particolar modo quella impresa capace di rinnovarsi e di interpretare il futuro. Purtroppo, significa anche evasione fiscale e privilegi per le lobby degli affari più disinvolte, significa disastrose scelte nel campo della ricerca di fonti di energia, come discutibili iniziative finanziarie a spese dei centri urbani di interesse storico, e di quanto è rimasto del patrimonio ambientale, della wilderness, del paese. Un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini.
    Certamente, in una regione alpina, è di vitale importanza garantire un certo livello di infrastrutture, nel pieno rispetto dell’ambiente, come di garantire una efficiente ferrovia, e, per quanto possibile, garantire una agile e veloce rete stradale. Ma, per quanto riguarda le strade di montagna,nelle zone di turismo, come intervenire ?! Non certo, ci auguriamo, con tangenziali, quale quella progettata per Cortina d’Ampezzo, che, di fatto, stravolge tutta la parte sud, ma non solo questa, della bellissima ed unica valle ampezzana, incrementando, invece che ridurre, il traffico in transito, compreso quello assai dannoso dei grandi camion a lunga percorrenza, che dall’estero sono diretti verso le città del veneto, o viceversa. Una situazione davvero assurda. Si dovrebbe trovare il modo di impedire, sull’Alemagna, il transito di questi enormi mezzi(consentire solo il transito di quelli che portano merci in queste zone) per tutelare il turismo e queste zone di indubbio valore naturalistico, che altrimenti, causa l’inquinqmento e il cemento armato, rischiano di implodere.
    Così, invece di pensare a faraoniche imprese di assai pesante impatto ambientale, sarebbe sufficiente riamodernare l’attuale rete stradale e renderla più veloce, dove è possibile, senza provocare irrimediabili danni al paesaggio, che rappresenta la fondamentale risorsa di una zona turistica. Del resto, qualche coda, nei periodi di punta, rappresenta un disagio fisiologico in tutte le località di turismo, e tale disagio verrebbe ridimensionato da una drastica riduzione del traffico pesante.
    Poiché già molto si è costruito, in queste valli alpine, e, sovente, troppo, si dovrebbe riscoprire un fondamentale principio della economia, e cioè quello del massimo risultato con il minimo impiego delle risorse. Una imprenditoria saggio dovrebbe anche saper differenziare il propio investimento e non omologare tutto il territorio ad un unico modello di sviluppo “intensivo”. Inoltre è necessaria una certa flessibilità per fronteggiare le variazioni dei flussi turistiici, in particolar modo in questo difficile periodo.
    Se esiste un buon progetto, fattori ambientali, come storico-culturali, saranno capaci, passo dopo passo, di creare un turismo di qualità. Infatti, in Bretagna, o nei paesi della campagna inglese e scozzese, a Salisburgo come a Praga, nella Foresta Nera o nelle isole dalmate, nelle foreste del trentino o in quella di Valleombrosa, in Toscana, si va comunque, per il fascino di questi luoghi unici, anche se non vi sono sempre particolari strutture o veloci vie di comunicazione.
    Nelle località di montagna sarebbe ancora auspicabile che molte attività commerciali ed artigianali legate al contesto agricolo-pastorale, quali quello caseario e quello relativo alla lavorazione della lana (che potrebbe ancora rivestire una certa importanza come prodotto di qualità a prezzi accessibili in loco), potessero di nuovo essere praticate con successo. Sono necessari costanti incentivi e una volontà politica ben determinata in questo senso.
    Sovente impianti di risalita e assurde strutture turistiche in deficit ricevono sovvenzioni dalle regioni, ma per le scuole e per gli ospedali di montagna (sempre minacciati di chiusura, nonostante la loro grande importanza in queste zone isolate) non vi sono, in questi ultimi disgraziati tempi, mai risorse, come non vi sono nuove assunzioni di personale qualificato. Neppure vi sono importanti incentivi per le tradizionali attività della economia montana.
    La mancanza di un serio progetto politico di sviluppo non può essere sostituita dalla disordinata speculazione affaristica a spese delle risorse naturalistiche del paese.
    In tale deprimente contesto il semplice cittadino può e deve esprimere, se sufficentemente argomentata, la propia opinione e il propio dissenso.

  13. Adolfo Barile ha scritto:

    Vent’anni fa, quando mi iscrissi al CAI di San Vito, avanzai alla direzione la proposta di attrezzare il camino che si trova sul percorso bivacco Slataper-Cime Marcora/Sorapiss.
    Ne ebbi una risposta ferma che ancora oggi ricordo in termini precisi: “Noi non ci prostituiamo alle ferrate”.
    Al momento ci rimasi male, ma in seguito ne ho apprezzato lo spirito.
    Stamane, nel rileggere il comunicato del CAI di San Vito, riguardante il progetto di un comprensorio sciistico Cadore-Civetta, ho avuto l’impressione che lo spirito della sezione si sia modificato,lasciando spazio a coloro che ora,invece, si dichiarano addirittura favorevoli ad impianti ferrosi di risalita.
    Questa co-abitazione non mi piace e così, con rammarico, cambio sezione.

    Adolfo Barile

  14. Boris Mosconi ha scritto:

    buongiorno a tutti,
    scio sulle piste da 20 anni, vado tutti gli anni sulle dolomiti a sciare (questo è il primo che non vi scio per motivi personali, ma ci ritornerò), ultimamente ho scoperto prima l’escursionismo e poi lo sci alpinismo (da 3 anni).

    sono stato in qella zona quest’estate percorrendo parte dell’alta via 1 delle dolomiti (nella tappa tra il rifugio nuvolau e il città di fiume, naturalmente) e mi è sembrata una zona bellissima con dei bei prati sotto dei bei paretoni.
    penso che in montagna ci debba essere posto per tutti. dove ci sono gli impianti, si lasciano; dove non ci sono, non se ne costruiscono di nuovi. ebbene sì sono un conservatore. ma ad ogni cosa c’è un limite.
    nella mia passeggiata ho preso degli impianti, sono comodi, ma indubbiamente è molto più bello dove non ci sono.
    concordo anche con buona parte delle riflessioni di natura economica effettuate su questo sito.
    un saluto a tutti
    Boris

  15. Vilma Beatriz Palacios ha scritto:

    Basta di progetti commerciali, d^inquinamento. La montagna è sinonimo di pace , di tranquilitá. Ci sono molti luoghi turistici per fare lo sci, approfittateli e non mettere gli occhi nella Civetta.
    Abito in città e ho bisogno di andare in montagna per trovare tranquilitá, senza tanti rumori.
    Buona fortuna dall´Argentina.

  16. Christian de Dampierre Raimondi ha scritto:

    Cresce il dibattito, e,indubbiamente, pure il consenso intorno alle iniziative di “Mountain Wilderness” contro il progetto di costruzione degli impianti di risalita nella zona Pelmo-Rocchette, ma, purtroppo, nessun dubbio sembra sfiorare chi, invece, intende abbattere vaste aree di splendido bosco, stravolgere suggestive radure alpestri, riempire di enormi e vistosi tralicci di ferro le pendici delle stesse Rocchette.
    Dolomiti, come afferma l’UNESCO, patrimonio dell’umanita ?! Evidentemente, no ! Nonostante le perplessità e il parere contrario di molti cittadini, di famosi alpinisti, di enti morali, e di un provvedimento ministeriale, nel recente passato, di tutela di tutta la zona in questione, sembra invece trattarsi del patrimonio esclusivo di una ristretta “elite”, che intenderebbe disporne come meglio crede, nella ipotesi(si spera remotissima)che l’Ente Regoliero dia il propio assenso. Tutto questo in nome di un “concreto” sviluppo economico della valle del Boite. Ma trattasi di uno schema di sviluppo turistico vetusto, che tende a favorire pochi privilegiati e a creare difficoltà a coloro che devono vivere e lavorare in questi luoghi. I grandi affari, in assenza di una rigida normativa, rischiano di complicare più che di risolvere i problemi relativi all’occupazione.
    Dispiace, davvero moltissimo, che una amministrazione comunale, per altri versi progressista e caratterizzata da altre iniziative, anche culturali, del tutto meritorie e lodevoli, condivida e persegua, a spada tratta, un progetto affaristico, evidentemente bipartisan, oneroso e di vecchia concezione. Non tenendo, oltre tutto, in alcun conto le innumerevoli critiche e il parere contrario di associazioni ambientaliste e di gran parte degli iscritti al Club Alpino Italiano. Mi auguro davvero che gli ingenti capitali necessari per tale disastrosa impresa non vengano mai trovati, anche perché, in questo periodo di crisi, questi capitali potrebbero essere di dubbia origine.
    Intendo ricordare, tra le iniziative meritorie di questa amministrazione comunale di S.Vito di Cadore, la bella mostra sui due pittori cadorini Masi Simonetti e Fiorenzo Tomea, importanti esponenti dell’arte moderna italiana del ’900. Costoro, come molti altri loro conterranei, dovettero emigrare e portarono il mistero insito nella loro magica terra e la loro originale cultura, l’orgoglio per le propie origini, nel contesto europeo. Ma, davvero, che senso ha esporre le tematiche e gli intensi paesaggi montani di Zoppé di Cadore, se poi si intende, spregiudicatamente, stravolgere tutto il comprensorio Pelmo-Mondeval-Rocchette che ispirò la poetica e le assai suggestive vedute pesaggistiche di questi due pittori, di tutto rilievo.
    Le tradizioni ancora vive e partecipate, la cultura di queste regioni montane non sono avulse dal loro primordiale e storico contesto ambientale. La stessa wilderness è parte integrante della storia di un popolo. Così insistere nello sconvogere le risorse ambientali e trasformare tutto il territorio in una sorta di “Luna Park”, significa anche rischiare di perdere le propie radici culturali.
    E’, dunque, tempo, qui come in Comelico e in Centro Cadore, di fermarsi e di individuare nuovi modelli di sviluppo economico, decisamente meno onerosi e più vantaggiosi, nel medio e lungo periodo, per tutti i cittadini nel loro complesso. E’ opportuno salvaguardare, poiché già molto appare compromesso, tutto ciò che è pervenuto, nei secoli, intatto fino a noi e che rende queste zone ancora così suggestive e uniche, per chi veramente ama la montagna, o semplicemente pratica un turismo di qualità. I paesi al di là delle Alpi possono rappresentare un esempio, perché insieme ad antiche e consolidate stazioni sciistiche, conservano vaste aree di parchi protetti, come di aree collinari agricole, dove la wilderness é rimasta intatta, e si pratica un turismo eco-sostenibile.
    In questa direzione le amministrazioni comunali devono impegnarsi con determinazione, nell’interesse di tutti i cittadini.

  17. luigi Cavaleri ha scritto:

    Follia pura, ma con interessi di qualcuno sotto. Tutti gli impianti di risalita, o quasi, sono in perdita. Chi ci guadagna e’ chi li costruisce, foraggiata da regione e simili. Oltretutto, ed e’ un punto su cui battere, l’area di Mondeval e’ “pregiata” dal punto di vista ‘evoluzione dell’uomo’ per i reperti che ivi sono stati trovati e possono ancora essere trovati.

  18. M.ELISABETTA MIGNANTI ha scritto:

    LIBERI DAGLI IMPIANTI DI RISALITA

    BETTY MIGNANTI

  19. adolfo barile ha scritto:

    A corollario del commento “E se Gesù…”, trascrivo alcuni pronunciamenti del Magistero in merito al rapporto fra uomo e ambiente (vedere: Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, Edizione 2004, Libreria Editrice Vaticana).

    “L’uomo non deve disporre arbitrariamente della terra assoggettandola senza riserve alla sua volontà, come se essa non avesse una propria forma ed una destinazione anteriore datale da Dio, che l’uomo può sì sviluppare, ma non deve tradire.
    “L’aspetto di conquista e di sfruttamento delle risorse è diventato predominante ed invasivo, ed è giunto oggi a minacciare la stessa capacità ospitale dell’ambiente: l’ambiente come “risorsa” rischia di minacciare l’ambiente come “casa” .
    “Il Magistero sottolinea la responsabilità umana di preservare un ambiente integro e sano per tutti”.
    “La tutela dell’ambiente costituisce una sfida per l’umanità intera: si tratta del dovere, comune ed universale, di rispettare un bene collettivo, destinato a tutti, impedendo che si possa fare impunemente uso delle diverse categorie di esseri viventi o inanimati-animali, piante, elementi naturali-come si vuole, a seconda delle proprie esigenze”.
    “Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana”.
    “La natura non è, in effetti, una realtà sacra o divina, sottratta all’azione umana. E’ piuttosto un dono offerto dal Creatore alla comunità umana, affidato all’intelligenza e alla responsabilità morale dell’uomo. Sono deprecabili gli interventi dell’uomo quando danneggiano gli esseri viventi o l’ambiente naturale, mentre sono lodevoli quando si traducono in un loro miglioramento…….come per ogni comportamento umano, è necessario valutare
    correttamente la loro reale utilità nonché le loro possibili conseguenze anche in termini di rischi”.
    “Anche nel campo dell’ecologia la dottrina sociale invita a tenere presente che i beni della terra sono stati creati da Dio per essere sapientemente usati da tutti: tali beni vanno equamente condivisi, secondo giustizia e carità”.
    “I gravi problemi ecologici richiedono un effettivo cambiamento di mentalità che induca ad adottare nuovi stili di vita, nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti”.
    “Bisogna uscire dalla logica del mero consumo e promuovere forme di produzione agricola ed industriale che rispettino l’ordine della creazione e soddisfino i bisogni primari di tutti.”

    Nota: Estrarre da un capitolo di 19 pagine, dedicate esclusivamente alla salvaguardia dell’ambiente, alcune citazioni con selezione personale, può risultare fuorviante. E’ perciò che invito chi ne ha voglia, tempo e interesse,
    di leggere per intero il capitolo decimo del testo citato e di meditarlo a fondo come suggerisce l’ecclesia.

    Adolfo Barile